Pagamento del debito al creditore apparente, incide il comportamento del creditore?

L’art. 1189 c.c. prevede che «il debitore che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche è liberato se prova di essere stato in buona fede»: dalla lettera di norma non è chiaro comprendere se anche il comportamento del creditore può influire sulla univocità delle circostanze. Sul punto, ha preso posizione il Tribunale di Potenza con una pronuncia del gennaio 2019.

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Sezioni Unite, contratto di locazione. Omessa o tardiva registrazione e previsione di un canone maggiore in un diverso accordo.

La mancata registrazione del contratto di locazione di immobili ne comporta nullità; essa, ove da sola sussistente, consente la produzione degli effetti del contratto con decorrenza ex tunc (cioè retroattivamente, decorrendo dalla data del contratto stesso), nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente. E’ nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; detta nullità “vitiatur sed non vitiat”, con la conseguenza che solo il patto risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione.

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Il contratto di leasing. Quali tutele per questa fattispecie atipica di locazione?

Detto anche ‘locazione finanziaria’, oggi il leasing – che ha origini straniere risalenti ai paesi anglosassoni – è uno degli schemi contrattuali più utilizzati per l’acquisto di beni mobili registrati (autoveicoli e motoveicoli in primis). Costituisce un vero e proprio esempio di contratto atipico, ossia di contratto non previsto espressamente dal codice civile, i cui elementi non espressamente regolati dalle parti vengono evinti per analogia con le generali norme sulle obbligazioni e sui contratti, condite dall’interpretazione dei giudici, alle quali occorrerà fare riferimento in caso di una tutela giudiziale. Vediamo in che modo.

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Gli interessi: tipologie, caratteristiche e particolarità.

Gli interessi: o, in altre parole, quell’obbligazione pecuniaria accessoria ancorata a un’obbligazione principale, anch’essa pecuniaria.
In questo post si vedranno gli elementi fondamentali, le tipologie e la funzione di questo diffusissimo diritto di credito, senza la pretesa di trattare esaustivamente una vastissima tematica giuridica, ma al solo fine di fornire alcune utili coordinate fondamentali.

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Il danno cagionato da cosa in custodia. L’art. 2051 del Codice Civile.

Come corollario del principio espresso dall’art. 2043 del Codice Civile (ai sensi del quale chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto deve risarcire il danneggiato), il Codice prevede un particolare tipo di responsabilità per le cose in custodia.

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Il contratto di somministrazione.

Il contratto di somministrazione, o, in altre parole, quel particolare contratto con il quale, ai sensi dell’art. 1559 del Codice Civile, una parte si obbliga a eseguire a favore dell’altra prestazioni periodiche o continuative di cose, verso corrispettivo di un prezzo.
Vediamo le particolarità di uno degli istituti più adoperati nel sistema civilistico italiano.

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Il ritorno dell’anatocismo: il nuovo art. 120 TUB.

L’anatocismo. O, in altre parole, gli interessi sugli interessi, che, nel frattempo, sono divenuti capitale. Non troppo semplice da capire, ma nemmeno così difficile come sembra, dato che si tratta di una prassi ben nota a chi ha avuto rapporti di credito/debito con istituti bancari. Il fenomeno anatocistico costituisce un elemento centrale del contratto bancario e, a oggi, è uno dei principali oggetti delle cause intentate contro le Banche, accusate di “abusare” delle relative norme ponendo condizioni sfavorevoli al correntista. Dopo un “tira e molla” normativo, le nuove norme sembrerebbero segnarne un ritorno in pompa magna.
Ma come possiamo spiegare l’anatocismo? Perché interessa ai correntisti? E in che si concreta la nuova normativa di cui al 120 TUB?

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La responsabilità del medico. Il racconto di un caso.

Si pubblica, sotto forma anonima, una richiesta avanzata da una lettrice.
Caia, nel settembre 2011, subiva un intervento di rinoplastica privatamente con esito difforme da quanto concordato: nella fattispecie, vi sono stati errori causati dal chirurgo Tizio che costringevano la paziente a sottoporsi a un intervento di riparazione. È possibile chiedere il risarcimento del danno? Se sì, in quanti anni si prescrive la relativa azione? Se no, è possibile ottenere almeno la ripetizione della somma spesa?

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Multiproprietà, pillole sul sempre più diffuso istituto.

Ai sensi dell’art. 69 del Codice del Consumo (d.lgs. 206/2005), si può parlare di contratto relativo all’acquisizione di un diritto di godimento ripartito di beni immobili quando uno o più contratti della durata di almeno tre anni, verso pagamento di un prezzo globale, costituiscono, trasferiscono o promettono di costituire o trasferire, direttamente o indirettamente, un diritto reale ovvero un altro diritto avente ad oggetto il godimento di uno o più beni immobili, per un periodo determinato o determinabile dell’anno non inferiore a una settimana.

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Locazione e inversione dell’onere della prova. Un caso singolare.

Tizio e Caio sottoscrivevano un contratto di locazione a uso abitativo tramite il quale Tizio si impegnava a far godere a Caio del suo immobile sito in Roma. Nel contratto, interamente compilato da Tizio, vi erano state apposte, fra le altre, due clausole: una secondo cui le spese di riparazione per ogni qualsiasi malfunzionamento dei beni concessi (fra cui frigo, caldaia, forno ecc.) avrebbero dovuto essere pagate dal locatario Caio; l’altra secondo cui, in caso di giudizio iniziato da Tizio contro Caio, l’onere della prova sarebbe stato invertito, con la conseguenza che Tizio avrebbe avuto di per sé ragione anche senza provare quanto affermato nella citazione, salvo prova contraria fornita da Caio. Caio leggeva le clausole, le apprendeva e, quindi, firmava il contratto.

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