Donazione di bene mobile: è sempre richiesto l’atto pubblico?

Tizio, giovane antiquario operante nella città di Roma, incontra casualmente dopo molti anni Caio, un vecchio amico di famiglia proprietario di una importante e redditizia industria. A seguito dell’incontro, vista la grande gioia di entrambi di aver ripreso i contatti dopo molti anni, i due progettavano di rivedersi per rievocare i tempi passati.

Per omaggiare Tizio, Caio, al momento del successivo incontro, gli porge in regalo una cassapanca di legno dal grandissimo valore affettivo per il giovane, poiché il mobile era stato costruito molti anni prima dal padre dello stesso, nel frattempo deceduto, e donato quindi a Caio.

Tizio, quindi, accettava entusiasta il dono.

Dopo del tempo, Tizio riceveva la telefonata di Mevio, figlio di Caio, che gli dava la notizia della scomparsa del padre. Contestualmente, Mevio rappresentava a Tizio la sua volontà di avere indietro la cassapanca che il padre gli aveva donato qualche anno prima.

Infatti, sosteneva Mevio, la donazione che aveva fatto il padre era del tutto priva di titolo, in quanto effettuata in violazione dell’art. 782 del Codice Civile e dell’art 48 della legge n. 89/1913: il primo prevede che la donazione, per essere validamente perfezionata, debba essere fatta con atto pubblico, sia per i beni mobili che per gli immobili, e che deve essere precisato – solo per quanto concerne i beni mobili – anche il valore della cosa donata; il secondo, invece, prevede che l’atto debba avvenire alla presenza di due testimoni. Mevio avvertiva Tizio altresì che, in caso di mancata dazione, si sarebbe rivolto al Tribunale di Roma per ottenere le tutele legali del caso.

Preoccupato per la minaccia ricevuta da Mevio, Tizio decide di recarsi dal suo avvocato di fiducia per ottenere un parere legale sulla questione.

Sentitosi spiegare succintamente l’accaduto, l’avvocato si sentiva di poter rassicurare sin da subito Tizio: infatti, è vero sì che, di regola, l’atto previsto per le donazioni è l’atto pubblico con indicazione di valore del bene donato e in presenza di due testimoni, ma è altrettanto vero che la legge prevede delle deroghe a questa disciplina.

È il caso dell’art. 783 del Codice Civile: questo prevede che la donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l’atto pubblico, purché siano rispettate due condizioni:
1) che sia avvenuta la c.d. traditio, ovvero che il bene sia stato materialmente trasferito al donatario. Non è sufficiente, infatti, che la donazione sia avvenuta solo verbalmente, potendosi, in tal caso, chiederne l’inefficacia. Trattasi, infatti, di “donazione manuale”, che è comunemente annoverata fra i contratti reali, cioè quei contratti che non si perfezionano con l’accordo fra le parti, ma con la consegna della cosa (res, appunto, da cui al nome “reale”) che ne costituisce l’oggetto;
2) che la donazione possa definirsi modica in relazione al patrimonio del donante: infatti, sarebbe considerabile modica la donazione di un bene del valore di 5.000 € da parte di un soggetto particolarmente benestante e titolare di un patrimonio, ipoteticamente, di 200.000 €; ma una donazione del medesimo valore fatta da un nullatenente e/o indigente non potrebbe certamente soddisfare questo requisito.

Ecco perché la domanda di Mevio non pare ritenersi fondata: il bene in questione, la cassapanca, è stata già consegnata a Tizio e il valore del bene stesso può essere al più di qualche centinaio di euro, cifra che, di certo, in considerazione del patrimonio lasciato in eredità da Caio a Mevio, deve considerarsi modica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.