La successione a titolo particolare: il legato.

I fenomeni successori a causa di morte si manifestano quasi sempre verso gli eredi legittimi del defunto, i quali, a seguito di chiamata ad accettare l’eredità, divengono i successori a titolo universale. Ovvero, titolari di tutto il patrimonio del de cuius nella sua intierezza, debiti e crediti.
Meno frequentemente, invece, il titolare del compedio ereditario, prima di morire, esprime le sue volontà in un atto pubblico chiamato testamento, con il quale designa uno o più eredi diversi da quelli che sarebbero considerati tali agli effetti della legge.
Ma se con una disposizione testamentaria un soggetto viene fatto succedere a titolo particolare in uno o più rapporti determinati, allora si avrà un legato.
Vediamo in cosa si concreta.

Come detto, l’istituto del LEGATO concerne solo ed esclusivamente la successione tramite testamento ove il soggetto ivi nominato, detto legatario, ai sensi dell’art. 671 del Codice Civile non diviene erede del defunto e non risponde dei debiti che derivano dal legato oltre il suo valore.

In altri termini, il legatario è un soggetto che è stato beneficiato dal testatore, una persona che dovrebbe ricevere solo ed esclusivamente un vantaggio dalla attribuzione ricevuta, cosa che non sempre accade per l’erede.
Contrariamente a quanto avviene per l’eredità, il legato non deve essere accettato (proprio perché attributivo solo di vantaggi), ma viene fatta salva la facoltà di rinunciarvi.

Tenuti a eseguire la prestazione oggetto del legato saranno, pertanto, tutti gli eredi, se il testatore non ha disposto nulla in proposito, oppure anche un solo erede in caso di espressa disposizione. In quest’ultimo caso l’erede indicato sarà il solo a dover adempiere, mentre negli altri casi l’obbligo grava in proporzione della rispettiva quota di eredità o di legato, se il testatore non ha stabilito diversamente.

Per la rinuncia, non è previsto alcun termine, salva la facoltà per chi ne abbia l’interesse di agire innanzi alla autorità giudiziaria affinché questa fissi un termine al legatario per la rinuncia. In tal caso, se il legatario lascia trascorrere il termine senza esprimere alcuna dichiarazione, ne conseguirà la perdita della facoltà di rinunziare. Il legatario, peraltro, non potrà più rinunziare quando abbia esercitato il diritto oggetto del legato.

Ma qual è l’oggetto del legato?

In proposito, si distinguono due fondamentali tipi di legato:

  1. Legato di specie: quando ha ad oggetto la proprietà o altro diritto reale su un bene o su una quota di bene determinato appartenente al testatore;
  2. Legato di quantità: si tratta di una cosa individuata solo nel genere e in tal caso l’onerato dovrà fornire al legatario cose di qualità non inferiore alla media.In merito al legato di quantità, va precisato che il legato con cui il testatore abbia incaricato l’onerato di soddisfare il legato di una cosa generica, senza specificare se questa si trovi o meno nel suo patrimonio, è valido anche se la cosa non si trovi nell’asse ereditario, mentre non ha effetto se il testatore ha lasciato la cosa generica, o anche quella specifica, da prendersi nel suo patrimonio e questa non si trovi nell’asse.

    Ma potrebbe succedere che il testatore indichi come oggetto del legato una cosa che appartiene a un terzo o addirittura all’onerato?

    In tal caso il legato è nullo, salvo non risulti dal testamento o da altra dichiarazione scritta che il testatore sapeva che la cosa era di altri: l’onerato, quindi, dovrà trasferire la cosa al legatario se si trovava nel suo patrimonio, oppure procurarsi la cosa dal terzo e trasferirla al legatario, nel caso contrario.

Oltre alla distinzione summenzionata, il Codice Civile elenca ancora numerosi tipi di legato, sui quali non ci soffermeremo approfonditamente in questa sede.

Qui basta dire che si parla 1) di prelegato quando il legato viene disposto a favore di uno dei coeredi: in questo caso l’erede beneficiato diviene al tempo stesso erede e legatario, senza che vi sia confusione tra le due qualifiche; 2) di legato di un credito quando ha a oggetto un credito (e in tal caso il legatario diviene il nuovo creditore) o di un debito (e di conseguenza il legatario è liberato dal debito che aveva nei confronti del de cuius); 3) di legato a favore del creditore del testatore, in cui, se il debito è menzionato, lo si considera fatto a titolo di pagamento del debito, e se, invece, non è menzionato, si presume che sia stato fatto titolo di liberalità. È tuttavia ammessa la prova contraria.

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