Revocazione di un testamento: modalità e tempistiche del “ripensamento” del testatore.

Il libro II, titolo III, sezione V del Codice Civile tratta del delicato tema della revocazione delle disposizioni testamentarie. Quando può revocarsi un testamento? La revocazione deve essere espressa o può essere tacita? Occorre sempre la presenza di un notaio? Vediamo di dare risposta ad alcuni dei quesiti.

Innanzitutto, è impossibile rinunciare al diritto di revocare un testamento. Tale diritto è indisponibile, ossia viene disposto in favore del titolare da parte dell’ordinamento e il titolare stesso, seppur godendo dei relativi benefici, non può modificarlo, alienarlo o cederlo. Da ciò deriva che ogni clausola o condizione volta a limitare il diritto in questione debba considerarsi inefficace.

La revocazione di un testamento può essere espressa oppure tacita.

Nel primo caso, il testatore dovrà sottoscrivere un nuovo testamento – oppure un atto ricevuto da un notaio o da due testimoni – nel quale dichiari espressamente che quanto disposto in un precedente testamento dovrà ritenersi revocato. Quest’ultimo testamento – o atto – potrà a sua volta essere in ogni momento annullato con le medesime modalità con cui si può procedere alla menzionata revocazione espressa e, quindi, tramite altro testamento oppure atto ricevuto da notaio o due testi.

La revocazione tacita, invece, si ha nel caso in cui il testatore abbia sottoscritto un successivo testamento le cui disposizioni siano incompatibili con quelle del testamento precedente: in questo caso, le disposizioni incompatibili verranno revocate da quelle nuove, mentre quelle compatibili col nuovo atto saranno fatte salve.

La particolarità della revocazione di un testamento precedente è che questa sopravvive anche nel caso di inefficacia del testamento dovuta a morte, incapacità, indegnità o rinuncia dell’erede (o del legatario). Pertanto, se Tizio decide di revocare un suo precedente testamento (con il quale istituiva Caio come erede) mediante un nuovo testamento con cui designa come erede dei medesimi beni Sempronio, nel caso di rinuncia di Sempronio stesso, il testamento sarà inefficace, ma Caio non potrà comunque essere considerato erede, sopravvivendo contro quest’ultimo la revocazione effettuata col nuovo testamento.

Nel caso di testamento olografo (cioè quello scritto di pugno del testatore e sottoscritto dallo stesso), se questo viene distrutto, cancellato o lacerato, si presume che tali danni siano sempre stati fatti dal testatore con l’intento di eliminare il testamento stesso. Tuttavia, è ammessa la prova contraria: il testamento verrà, cioè, considerato valido se si riuscirà a provare che i danni siano stati fatti da persona diversa dal testatore oppure che quest’ultimo non abbia inteso revocarlo.

Talvolta, si decide di far ricorso al testamento segreto, ovvero quel testamento che è a metà fra il testamento pubblico (il cui contenuto è, appunto, pubblico e viene consegnato al notaio) e il testamento olografo (un testamento segreto che però resta nelle mani del testatore o di persona di sua fiducia per essere poi aperto dopo la sua morte). Il testamento segreto, invece, è compilato dal testatore, il suo contenuto resta segreto e viene consegnato in busta sigillata al notaio in presenza di due testimoni. In tal caso, se il testatore decide di ritirare il testamento dal notaio, questo non sarà da considerarsi revocato, ma semplicemente assumerà le fattezze di un testamento olografo e non più di un testamento segreto, rispondendo alla relativa disciplina.

Se, invece, il testatore vende oppure trasforma la cosa legata (ossia il bene determinato che egli intende destinare a un certo soggetto tramite il testamento), tali atti sono sufficienti a dimostrare la volontà di revocarne il legato stesso. Ma è ammessa prova contraria: si può, cioè, provare (con una certa difficoltà nella pratica) che il testatore non volesse alienarla o trasformarla.

Infine, come noto, la legge prevede sempre in favore dei figli del de cuius una quota minima di eredità, cosiddetta di legittima. Ecco che la legge prevede che in caso di sopravvenienza di figli, oppure quando il testatore non sapeva di avere figli che si palesano solo dopo che questi abbia fatto testamento in favore di altri, automaticamente le disposizioni del testamento dovranno intendersi revocate, ma ciò solo nella misura idonea a soddisfare la quota di legittima (l’ammontare minimo del totale patrimonio del defunto) che la legge destina ai figli: per il resto il testamento resterà pienamente efficace.

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