Cassazione a Sezioni Unite. Curatori fallimentari, legittimazione attiva unitaria all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di qualsivoglia società.

Le Sezioni Unite, decidendo una questione di massima di particolare importanza, hanno riconosciuto al curatore fallimentare la legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa nei confronti degli amministratori di qualsivoglia società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori.

I giudici in Appello avevano ritenuto che il curatore non potesse esercitare l’azione di responsabilità in mancanza di una lesione del patrimonio sociale, di cui il pregiudizio subito dai creditori costituisca un mero riflesso. Infatti, secondo il Tribunale di secondo grado, il pregiudizio subito a seguito del pagamento effettuato dagli amministratori di una società in fallimento a un’altra società (reato di bancarotta preferenziale) può al limite generare una contesa tra le posizioni soggettive individuali dei singoli creditori ma non anche un pregiudizio per la massa creditoria considerata nel suo complesso, la quale manterrebbe, comunque, la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale, qualunque sia il creditore beneficiato dal pagamento lesivo della par condicio tra quelli aventi diritto a partecipare al concorso.

Il curatore ricorreva in Cassazione e la Corte ne riteneva le ragioni meritevoli di tutela.

In particolare, il Curatore deduceva la violazione degli art. 216 e 240 della legge fallimentare, nella parte in cui riconoscono al curatore la legittimazione esclusiva a costituirsi parte civile nel procedimento penale, anche contro il fallito, per i reati previsti nel titolo VI della legge fallimentare, inclusa dunque la bancarotta preferenziale (art. 216, comma 3, legge fall.), che lede l’interesse della massa al pari trattamento dei creditori.

La Corte, preliminarmente, si è espressa sulla proponibilità contestuale dell’azione aquiliana nel processo penale e l’esercizio dell’azione di responsabilità ex art. 2393 e 2394 c.c. (azione di responsabilità dei soci verso i creditori sociali): gli ermellini hanno ritenuto che anche per la responsabilità da reato può aversi una responsabilità concorrente, sia contrattuale sia extracontrattuale, degli amministratori della società fallita, perché a entrambe può essere ricondotto anche il danno lamentato ex art. 185 c.p. e art. 2043 c.c. E a questa concorrenza di titoli di responsabilità corrisponde una legittimazioni unitaria del curatore fallimentare sia in sede penale sia in sede civile per tutte le azioni esercitabili nei confronti degli amministratori.

Nel merito della contestazione di cui al ricorso, i Giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto erroneo l’assunto secondo cui il pagamento preferenziale potrebbe arrecare un danno solo ai singoli creditori rimasti insoddisfatti, ma non anche alla società, perché si tratterebbe di operazione neutra per il patrimonio sociale, che vede diminuire l’attivo in misura esattamente pari alla diminuzione del passivo conseguente all’estinzione del debito.

La tesi va rigettata perché il pagamento preferenziale in una situazione di dissesto può comportare una riduzione del patrimonio sociale in misura anche di molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto del principio del pari concorso dei creditori. Infatti la destinazione del patrimonio sociale alla garanzia dei creditori va considerata nella prospettiva della prevedibile procedura concorsuale, che espone i creditori alla falcidia fallimentare.

E del resto, secondo le Sezioni Unite, anche dal punto di vista strettamente contabile, il pagamento di un creditore in misura superiore a quella che otterrebbe in sede concorsuale comporta per la massa dei creditori una minore disponibilità patrimoniale cagionata appunto dall’inosservanza degli obblighi di conservazione del patrimonio sociale in funzione di garanzia dei creditori.

Per questo, è stato accolto il motivo di ricorso, ed è stato enunciato il seguente principio di diritto: «Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori».

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