Danno da usura psicofisica e danno biologico. Entrambi possono interessare i lavoratori ma non vanno confusi.

Il primo attiene al lavoro prestato oltre certi limiti, il secondo alla lesione dell’integrità fisica dell’individuo. Vediamone alcuni aspetti nel dettaglio.

Sulla scia del ricorso presentato dai dipendenti di Roma Capitale per ottenere il risarcimento del danno da usura psicofisica (per i dettagli sul quale rimandiamo a questo post), sono arrivate alcune richieste di chiarimento sui procedimenti.

In particolare, più di un lettore ha richiesto in che tipo di prova si concretizza l’accertamento dell’usura psicofisica e se il relativo danno sia assimilabile al danno biologico.

Facciamo chiarezza.

Il danno da usura psicofisica è quello patito dal lavoratore che presta servizio per più di sei giorni consecutivi. Questa è l’unica e sola condizione produttiva del danno.

Al contrario, il danno biologico è quello patito dall’individuo umano sia a livello psichico che a livello fisico a seguito di un determinato evento collegato causalmente col danno.

Possiamo dire che il danno da usura psicofisica è un particolare tipo di danno biologico, sorretto da regole precise e che va tenuto distinto da quest’ultimo.

Infatti, per provare l’esistenza di un danno biologico e il relativo diritto al risarcimento, occorre procedere secondo le ordinarie regole di accertamento del danno, basate su: l’accertamento che vi sia stata una certa azione; che proprio quell’azione abbia cagionato direttamente un danno; che quel danno sia di tipo fisico o psichico; che sia quantificabile a seguito di perizia medico legale, la quale traduce il danno in un quantum monetario.

Quindi, in poche parole, occorre provare il danno, la correlazione col fatto di controparte e quantificare il danno stesso.

Per certi tipi di danno queste regole vengono notevolmente ridisegnate: è il caso del danno da usura psicofisica.

Questo perché: 1) tale danno è provato presuntivamente, cioè per il solo fatto che il dipendente abbia dovuto lavorare per più di sei giorni di fila, senza doversi procedere a un accertamento nello specifico e caso per caso; 2) il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare e pertanto alla valutazione dovrà essere rimessa al Giudice.

Le regole appena descritte sono di importanza fondamentale, soprattutto se si considera che gran parte delle spese che un ricorrente deve avanzare, in caso di richiesta di risarcimento del danno, sono proprio quelle per la quantificazione del danno stesso.

Tali spese, quindi, quando si tratta di dover provare il danno da usura psicofisica, non riguardano il danneggiato, contrariamente  a quanto avviene in caso di danno biologico.

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