Diritto d’autore. Chi acquista i diritti patrimoniali può modificare l’opera?

Tizio, scrittore, dopo aver redatto un romanzo giallo, otteneva la pubblicazione del testo il quale riscuoteva un grandissimo successo. Felice della fama ottenuta, si recava al Registro pubblico generale delle Opere protette nella città di Roma per procedere alla registrazione dell’opera e tutelare, in questo modo, i propri diritti d’autore.

Svariati anni dopo, Tizio veniva a mancare e lasciava, quale unico erede, il figlio Caio. Per ovviare a una non semplice situazione economica, Caio decideva di procedere alla vendita dei diritti patrimoniali d’autore in favore dell’impresa Alfa, la quale aveva avanzato l’offerta e poi corrisposto una somma altamente remunerativa.

Pochi mesi dopo il fatto, Caio, capitato per caso in una libreria, notava fra gli scaffali la ristampa del romanzo scritto dal padre, appena edito dalla Alfa. Preso dalla curiosità, ne sfogliava alcune pagine e, arrivato a rileggere i passaggi conclusivi, con grande stupore si accorgeva che il finale era stato del tutto modificato e rivisitato, stravolgendo completamente la trama nonché il senso che il genitore aveva voluto dare all’Opera.

Davanti alla richiesta di spiegazioni sull’accaduto, l’impresa Alfa riteneva di non dover fornire giustificazione alcuna, sostenendo che, avendo acquistato i diritti dell’Opera, avrebbe potuto fare della stessa ciò che volesse e che, quindi, aveva ritenuto di modificare il finale con uno più moderno e più imprevedibile, allo scopo di attirare la curiosità del lettore medio che, a giudizio della Alfa, sarebbe stato attratto dal voler conoscere la nuova fine.

È vero sì che Caio aveva intenzionalmente ceduto i diritti patrimoniali, ma ciò nonostante non riteneva giusto che l’Opera su cui il genitore aveva tanto faticato e sognato venisse mortificata. Preoccupato e sconfortato dall’accaduto, si recava presso lo Studio Legale del suo avvocato per avere contezza di eventuali iniziative da esperire.

Appreso il racconto dei fatti, il legale si sentiva immediatamente di poter tranquillizzare Caio.

Infatti, il Codice Civile e la legge sul diritto d’autore (legge 633/1941 e successive modifiche) scompongono il diritto d’autore in due diverse accezioni:
diritto patrimoniale d’autore: ovvero il diritto che offre la possibilità a chi ne è titolare di sfruttare economicamente l’opera in ogni forma e maniera (venderla, ristamparla e diffonderla decidendone il prezzo senza interferenza alcuna). Tale diritto può essere fatto valere sino a settant’anni dalla morte dell’autore dell’opera e può essere ceduto ad altri in qualsiasi momento, sia dall’autore stesso che, in caso di decesso, dagli eredi (art. 2581 c.c. e artt. 107 e ss. L. dir. aut.);
diritto morale d’autore: un diritto del tutto slegato da quello patrimoniale e che consente al titolare di rivendicare la paternità dell’opera, sia dal punto di vista della provenienza dall’autore, sia sotto l’aspetto contenutistico, ben potendo il titolare del diritto impedire ogni modifica, anche minima, che possa alterare l’opera e che abbia come effetto quello di ricondurne il contenuto sofisticato all’autore morale. Diversamente dal diritto patrimoniale – si noti bene – il diritto morale è incedibile e inalienabile (art. 22 l. dir. aut.).

La ratio (il senso) della differenziazione esaminata è chiaro: il legislatore ha inteso consentire all’autore di un’opera di alienare i diritti patrimoniali relativi alla stessa senza doversi preoccupare dei cambiamenti del contenuto: questo, essendo lo specchio della prestazione intellettuale fornita, dovrà restare immutato e immutabile nel tempo al fine di non frustrare il senso della norma, rivolta, appunto, alla tutela di un’opera dell’ingegno.
In altre parole, i lettori devono poter ricondurre senza equivoci l’opera all’autore, che è il solo destinatario di riconoscimenti, gratifiche (o anche critiche) circa il lavoro svolto: da qui l’esigenza che tale professione di critica sia svolta sul lavoro originale.

L’avvocato, quindi, profilava a Caio la soluzione: citare la Alfa in giudizio per ottenere il ritiro delle copie modificate, la messa in commercio delle copie originali del romanzo prive delle modifiche e dei refusi apportati e, inoltre, il risarcimento dell’eventuale danno che può essere scaturito dalla divulgazione delle copie sofisticate.

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