Il Copyright: cos’è, quali gli aspetti fondamentali e la normativa di riferimento.

Dopo il post pubblicato il 23 dicembre 2015 (link), nel quale si affrontava un caso pratico trattato dallo studio legale concernente il Copyright o, per dirla in italiano, il diritto d’autore, oggi si sceglie di spiegare l’istituto in questione sotto un profilo maggiormente teorico, sottolineandone gli aspetti più salienti e di maggiore impatto.

La normativa concernente il Diritto d’Autore è piuttosto complessa e si estrinseca su un ventaglio molto ampio di materie le une del tutto diverse dalle altre. Quel che in questo breve post si intende fare non è, com’è facile immaginare, fornire un quadro dettagliato della disciplina, ma, piuttosto, le coordinate fondamentali e gli schemi di riferimento, senza, quindi, pretese di completezza o di esaustività della complessa normativa.

L’oggetto del diritto.
Su quali ambiti ricade la tutela del diritto d’autore? Su ogni tipo di invenzione? E anche su beni immateriali?
Il diritto d’autore coinvolge opere letterarie, scientifiche, didattiche, musicali, coreografiche, nonché quelle teatrali e cinematografiche fotografiche, ma anche artistiche, come scultura o pittura oppure, ancora, i software. Ciò che accomuna tutti questi ambiti, come il lettore avrà avuto modo di notare, è il fatto che alle loro spalle si trovi una spiccata attività intellettuale di un certo soggetto, che abbia creato un qualcosa di originale e innovativo. Tale novità, però, non dovrà riguardare né le invenzioni industriali (si parlerebbe, sennò, di “brevetti”), né i segni distintivi di un imprenditore (in questo caso si tratterebbe di “marchi”).

Le norme.
In tutti i casi sopra elencati, le invenzioni saranno protette da una legge, ormai datata e modificata in diversi momenti storici della storia della Repubblica, in conseguenza del progresso della società civile, anche con riferimento alle tecnologie: si tratta della legge n. 633 del 22 aprile 1941.

I diritti.
In cosa si concreta, nello specifico, il Diritto d’Autore? Di quale diritti consente di fruire?
Il primo è un diritto morale: tale diritto si suddivide a sua volta in diversi diritti, tutti ricollegati all’esercizio di una signoria sull’invenzione. Si parla, fra i vari, del diritto di rivendicare in ogni momento la paternità dell’opera, impedendo ogni qualsiasi stravolgimento o modifica rilevante che volesse essere apportata sulla stessa da terzi; del c.d. diritto di inedito, ossia il diritto di decidere se, quando e in che modo procedere a divulgare l’opera nonché se ritirarla dal commercio; oppure del diritto di pubblicare l’opera a nome proprio, a nome di terzi o sotto pseudonimo.
Il secondo è, invece, un diritto patrimoniale: cioè il diritto di utilizzare l’opera a qualsiasi fine economico, decidendo l’onerosità o la gratuità della stessa e, nel primo caso, il prezzo di vendita e le variazioni dello stesso.

L’acquisto del Diritto.
Come si acquista il Diritto d’Autore? Occorre una registrazione o con la sola creazione dell’opera?
Il diritto si acquista con la sola creazione dell’opera, senza nessuna rilevanza per la divulgazione dell’opera stessa. Per esemplificare, se un avvocato decidesse di scrivere un libro in cui racconta sotto forma di romanzo giallo lo svolgimento di un caso affidatogli, egli diverrebbe titolare del Copyright mediante la sola stesura del testo. Ma che succederebbe se un altro legale decidesse di scrivere un libro sulla medesima storia, riportando gli stessi fatti oggettivi? Dietro questa domanda si nasconde il secondo requisito che deve essere assolto perché possa regolarmente sorgere il Diritto d’Autore: l’originalità dell’opera. Ecco che – per tornare all’esempio dell’avvocato – qualora il libro non fosse altro che una mera elencazione di fatti oggettivi, non sorgerebbe alcun Copyright sullo stesso, poiché i fatti citati, in quanto documenti processuali, sono di pubblico dominio e incontrovertibilmente accertati; ma se, al contrario, il legale avesse introdotto nel testo una serie di aspetti al fine di romanzare l’opera, del tutto originali e particolari, tali che non si potrebbero conoscere se non sottraendoli allo stesso scrittore, allora in questo caso si realizzerebbe il Diritto d’Autore.

Sebbene, come appena spiegato, per la costituzione del diritto è sufficiente la sola stesura dell’opera e che questa sia originale, è stato comunque creato un apposito registro in cui poter iscrivere la propria opera: si tratta del Registro Pubblico Generale delle Opere protette presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (solo nel caso di opere cinematografiche, dischi e per programmi per computer il registro si trova presso la SIAE, Società Italiana Autori ed Editori). Chi effettua l’iscrizione avrà una garanzia in più: sarà ritenuto l’autore dell’opera fino a prova contraria.

Il regime del Copyright.
È possibile alienare il diritto d’autore? Può essere ceduto a terzi come un normale bene di consumo? Può essere ereditato dai parenti?
Sul punto, la legge sul diritto d’autore precedentemente menzionata opera una distinzione fra il diritto morale e quello patrimoniale d’autore:
– il diritto morale è irrinunciabile e inalienabile, anche qualora venisse ceduto il diritto patrimoniale. Non solo da parte dell’autore dell opera, ma anche da parte di tutti gli eredi dello stesso dopo la sua morte. Con l’effetto che un’eventuale cessione del diritto deve ritenersi nulla di diritto;
– il diritto patrimoniale, invece, può essere ceduto liberamente a fronte del pagamento di un prezzo pattuito o gratuitamente, definitivamente oppure temporaneamente. Inoltre, il diritto patrimoniale ha una durata limitata nel tempo: dura 70 anni a partire dalla morte dell’autore.

Tutele.
Per far valere il proprio diritto di autore giudizialmente è necessario avvalersi dell’assistenza di un avvocato che potrà intraprendere tre diverse vie:

  1. civile, per far dichiarare la titolarità del diritto, rimuovere gli abusi e richiedere il risarcimento del danno subito per la violazione del copyright;
  2. amministrativa, poiché, in caso di violazione, il trasgressore potrà essere costretto a corrispondere allo Stato una pena pecuniaria pari al doppio del prezzo di mercato dell’opera o del supporto oggetto della violazione, in misura comunque non inferiore a euro 103,00. E, se il prezzo non è facilmente determinabile, una sanzione amministrativa che potrà arrivare fino a euro 1032,00;
  3. penale, con sanzioni che passano da un minimo di una multa da un milione di vecchie lire e sei mesi di reclusione a un massimo, nei casi di gravissimi abusi, di una multa da cinquanta milioni di vecchie lire e cinque anni di reclusione.

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