La violazione del patto di non concorrenza dell’agente non integra di per sé concorrenza sleale.

La linea di confine fra le due fattispecie è stata segnata dalla Cassazione in diverse occasioni.

L’art. 1751-bis c.c. (patto di non concorrenza) impone all’agente, sciolto il contratto che lo lega al preponente, di non fargli concorrenza per un periodo massimo di due anni. In cambio, appena sciolto il rapporto di lavoro, il preponente dovrà pagare all’agente un’indennità commisurata ai guadagni che gli ha consentito di conseguire in costanza di rapporto.

In caso di inadempimento dell’agente, si configura concorrenza sleale ai danni del vecchio capo? La risposa è: “no”!

La concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 c.c., esiste esclusivamente se la distrazione di clienti avviene confondendoli sul marchio o sull’insegna, o facendo loro credere che si stiano ancora avvalendo del precedente imprenditore oppure, ancora, ad esempio, tramite attività denigratorie dell’ex capo.
In tutti questi casi, il soggetto danneggiato dalla concorrenza sleale potrà chiedere il risarcimento del danno emergente (danno concretamente patito) e del lucro cessante (mancato guadagno).

La Cassazione ha determinato che quest’ultima è una violazione del tutto diversa da quella del patto di non concorrenza: nella concorrenza sleale il fatto che dà origine alla violazione è sempre illecito, mentre nel caso del patto di non concorrenza, l’attività concorrenziale è perfettamente lecita.

Fra le pronunce più recenti c’è Cass. Civ. Sez. Lav. n. 17239/2016, la quale ha confermato che:

“L’azione ex art. 1751 bis c.c. si connota per avere natura contrattuale ad oggetto ampio, abbracciando, diversamente dall’azione per concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., ogni attività concorrenziale anche astrattamente lecita. Pertanto, ove la violazione del patto di non concorrenza avvenga attraverso atti illeciti, l’azione contrattuale ex art. 1751bis c.c. concorrerà con quella extracontrattuale ex art. 2598 c.c. (ovvero con quella generale di cui all’art. 2043 c.c.) senza alcuna alternatività, cosicché ai fini dell’accertamento della violazione del patto di non concorrenza, non è necessario acquisire la prova di un effettivo sviamento della clientela”

In tutti i casi di violazione del solo patto di non concorrenza (senza il concorso della concorrenza sleale) l’agente dovrà restituire l’indennità corrispostagli e, a volte, pagare una penale.

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