Le sanzioni disciplinari conservative irrogate dal datore di lavoro. Entro quanto possono essere impugnate?

Un rimprovero semplice o, peggio, una multa. Può capitare che nel luogo di lavoro venga irrogata al lavoratore una sanzione di carattere disciplinare conservativa (cioè non comportante il licenziamento).

Che termine ha il lavoratore per potersi opporre? E in che modo può farlo? Sciogliamo qualche dubbio in proposito.

Le soluzioni previste dallo statuto dei lavoratori, legge n. 300/1970, sono tre:

  1. Promuovere, anche per mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato, tramite l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, che sarà composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro.
    La procedura in parola ha l’aspetto positivo di sospendere la sanzione disciplinare fino alla pronuncia da parte del collegio, ma deve essere proposta entro e non oltre 20 giorni dall’applicazione della sanzione;
  2. promuovere una delle procedure di conciliazione previste dal singolo CCDI (contratto collettivo decentrato integrativo) con le tempistiche ivi previste;
  3. ricorrere al giudice del lavoro: in questo caso, il dipendente non avrà particolari termini per poter impugnare la sanzione, salvo quelli tipici di legge riguardanti l’ordinaria prescrizione, che, quindi, sarà di dieci anni dall’applicazione della sanzione.

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