Lettera aperta di un lavoratore.

Pubblico qui di seguito la lettera aperta che ho ricevuto da un pubblico dipendente il quale versa in una difficile situazione economica a causa dei “tagli” operati da Roma Capitale e richiede se possa configurarsi uno stato di necessità. Nelle more della risposta che fornirò, auspico che i commenti all’articolo siano numerosi ed esprimano il punto di vista – anche e soprattutto a-tecnico e politicamente orientato – di chi legge.

Gentile Avvocato,
La presente per chiederle lumi sulla mobilità volontaria tra enti pubblici. Da quanto son riuscito ad apprendere attraverso la lettura delle leggi attualmente vigenti, in particolare il dpcm 325/88 e il dlgs 165/01, mi sembra che i casi in cui gli enti non possano opporsi sono i casi di coniuge o figlio portatore di handicap e ricongiungimento familiare.
O, in alternativa, l’interscambio tra dipendenti.
Vengo al punto.
Data la mia totale misconoscenza del codice civile e del codice di procedura civile, le chiedo se uno stato di “necessità” (credo si chiami cosi)  possa esser configurato per ragioni economiche.
Senza scendere in mere polemiche politiche, recentemente vi son state delle importanti riduzioni di emolumenti all’interno del mio comparto e, di conseguenza, mi trovo in seria difficoltà a rispettare gli impegni presi a suo tempo (il mutuo di casa e una finanziaria che accesi in anni precedenti, quando il mio CUD poteva permetterselo).
Trasferirmi altrove, in una provincia diversa da Roma, sebbene avvilente, risulta essere una necessità alla quale non credo di potermi opporre.
Ridurre le spese di alloggio e di trasporto da e verso il luogo di lavoro, a oggi, mi sembra l’unica strada praticabile.
Roma, dati gli elevati costi immobiliari, non è alla mia portata e la stessa provincia di Roma, sebbene di minor costo, mi costringe comunque a onerosi spostamenti che non sempre (a causa degli orari di lavoro e a causa dei soventi ritardi degli stessi) posso effettuare coi mezzi pubblici.
L’automobile, per quanto vecchia, piccola e malandata, ha comunque un costo che, unito agli altri impegni, mi rende difficile provvedere alle altre necessità quotidiane.
Ora, prima di rivolgermi agli enti assistenziali, o alla parrocchia di quartiere (anche se la prendo con ironia, le assicuro che la situazione è invero drammatica), ho pensato che, vendendo l’immobile posseduto nella provincia di Roma, compensato il residuo del mutuo, avrei abbastanza denaro da potermi permettere di acquistare un altro immobile in una provincia diversa da Roma, senza per questo dover accendere un altro mutuo. Il risparmio così ottenuto, mi permetterebbe di tornare a … diciamo respirare.
D’altra parte, in una città immobiliarmente meno onerosa di Roma, avrei anche la possibilità di raggiungere il luogo di lavoro a piedi, potendo abitare vicino allo stesso, e (finalmente) potrei fare a meno dell’automobile. Comprare una casa a Roma, vicino al mio luogo di lavoro, non è nemmeno pensabile.

Ad ogni modo, gentile Avvocato, non voglia prendere questa mia come uno sfogo, ma come una sincera richiesta di consulenza. Naturalmente, qualora si ravvisi la fattibilità dell’operazione e la necessità, avrò piacere di avvalermi dei suoi servizi legali.
Le aggiungo che, recentemente, ho preso contatti con altri due colleghi di comuni diversi. Uno di Torino che gradirebbe venire a Roma, e uno di Belluno che deve spostarsi altrove (non a Torino) per esigenze familiari.

Il collega di Torino è già in possesso del nulla osta per la mobilità volontaria (senza necessità di compensazione) e il collega di Belluno è già vincitore di concorso esterno di mobilità, ma potrà spostarsi se e solo se si trovi una compensazione.
Questo per dirle che avrei anche trovato il modo di effettuare uno scambio per mobilità fermo restando le necessità e la soddisfazione di tutti gli enti pubblici coinvolti. Quello che invece chiedo a lei è una motivazione che, rispettando i criteri esposti nella presente, possa appellarsi a qualche norma di legge (codice civile, procedura civile o altro che disconosco) che avvalori o sottolinei l’effettivo stato di necessità della mobilità richiesta: non avendo altro modo di incrementare gli introiti (e dato il blocco contrattuale imposto dal governo, nemmeno posso sperare una decente prospettiva di carriera o di rivalutazione economica del salario) l’unica soluzione praticabile è la riduzione delle spese a mio carico, ovvero la spesa di alloggio e di trasporto.

La ringrazio fin da ora per l’attenzione e la autorizzo a pubblicare la presente sul blog, qualora volesse avvalersene per produrre uno dei suoi sempre interessanti articoli.

Cordialità.

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