Pensione di reversibilità antecedente all’agosto 1995: in caso di cessazione di contitolarità, non deve essere abbattuta.

Lo aveva già stabilito la Corte di Cassazione con una pronuncia del 2015 e il Tribunale del Lavoro di Roma non ha fatto altro che uniformarsi al precedente: le reversibilità liquidate ai familiari superstiti prima del 17 agosto 1995 non possono essere abbattute secondo quanto previsto dalla legge Dini. E, quindi, le relative pensioni vanno pagate per intero.

L’art. 1, comma 41, della cd. “Legge Dini” (Legge n. 335 del 1995) prevede dei limiti di cumulabilità fra le pensioni di reversibilità e i redditi dei familiari che ne beneficiano, i quali devono essere abbattuti in base ai criteri previsti dalla tabella F allegata alla legge. Ma l’ultimo periodo della norma sancisce che tali limiti non si applicano a coloro che, alla data di entrata in vigore della legge (17 agosto 1995), godevano di un trattamento complessivamente più favorevole di quello che vi sarebbe stato applicando la Legge Dini, con riassorbimento sui futuri miglioramenti.

Nella pratica, invece, succede con frequenza che le sedi territoriali dell’INPS – ossia gli organi competenti di procedere ai calcoli per le liquidazioni delle pensioni – incorrano nell’errore di trascurare il limite temporale imposto dall’art. 1, applicando così gli abbattimenti previsti dalla tabella F a tutte le pensioni di reversibilità indiscriminatamente.

Già nel 2015, la Cassazione aveva chiarito che il diritto alla pensione di reversibilità è acquisito “iure proprio” al momento della morte del titolare della pensione diretta ed è soggetto alla disciplina applicabile “ratione temporis” all’epoca della maturazione, sicché non vanno applicati i limiti di cumulabilità introdotti dall’art. 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995, in forza della clausola di salvaguardia di cui all’ultimo periodo di tale norma, ove la pensione ai superstiti fosse già in godimento alla data di entrata in vigore del trattamento deteriore.

In applicazione di tale principio, la S.C. aveva confermato la decisione di merito che aveva escluso che la cessazione della situazione di contitolarità della pensione di reversibilità, avvenuta successivamente all’entrata in vigore della legge n. 335 del 1995, determinasse la costituzione di una pensione diversa, sottratta pertanto al regime precedente di piena cumulabilità.

In base allo stesso principio, il Tribunale del Lavoro di Roma ha deciso un caso del tutto analogo a quello esposto, sancendo il diritto del coniuge superstite di percepire la pensione di reversibilità del defunto senza gli abbattimenti previsti dalla tabella F. La ricorrente, assistita e difesa dal nostro studio, ha ottenuto la liquidazione di più di € 50.000,00 di arretrato e il ripristino dell’intera pensione di reversibilità (circa € 700,00 in più al mese).

Per maggiori informazioni e per approfondire la Vostra posizione previdenziale, è possibile contattare lo studio, il quale valuterà la regolarità del Vostro regime pensionistico.

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