Personale di volo e navigante: no alla tutela INAIL. Ma solo per i tratti di volo e navigazione.

Lo prevede un vecchio regio decreto del 1942: a tutelare gli infortuni sul lavoro sono solo polizze private stipulate dai datori di lavoro.

Il regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 ha previsto l’obbligo di assicurare il personale navigante, abitualmente od occasionalmente addetto al servizio di volo, contro i rischi di volo.

In questo modo, l’esercente sarà esonerato dalla responsabilità per infortuni di volo del personale nei casi previsti dalla legge sull’assicurazione obbligatoria degli infortuni sul lavoro (Art. 935 Cod. della navigazione).

Pertanto, niente tutela dell’INAIL in caso di infortuni sul lavoro.

L’aspetto interessante, tuttavia – come ha chiarito a più riprese la Corte di Cassazione – sta nel fatto che la deroga alla tutela dell’ente nazionale infortuni sul lavoro varrebbe solo per i tratti in cui la nave o il velivolo fossero staccati dalla terra ferma e, quindi, per i lavori e/o le operazioni strettamente riguardanti il volo o la navigazione.

Così, ad esempio, gli infortuni occorsi in seno alle operazioni di manutenzione fatte da marinai o da personale di volo su terra ferma, godrebbero dell’indennità corrisposta dall’INAIL.

Si è arrivati a tale conclusione proprio grazie al tenore letterale della norma, la quale parla espressamente di “personale navigante, abitualmente od occasionalmente addetto al servizio di volo” e di “infortuni di volo”, lasciando, così, intendere l’esclusione delle predette operazioni di terra.

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