Risposta alla lettera aperta del 13 maggio.

Cortese Marco (userò questo nome di fantasia per rispondere alla Sua del 13 maggio u.s.), la questione che mi ha spiegato, se ho ben capito, può essere riassunta così: a causa di una serie di recenti e rilevanti riduzioni degli emolumenti da Lei percepiti in seno all’ente pubblico presso il quale Lei presta servizio, la Sua qualità della vita è sensibilmente diminuita e la Sua effettiva capacità di prestare fede agli impegni contrattuali presi a suo tempo sta venendo a mancare. Lei ha contratto, in passato, quando l’imponibile annuo era decisamente superiore a quello odierno, una serie di debiti a lungo termine (mi accennava di un mutuo e un finanziamento) contando sulla sua effettiva capacità economica di soddisfare i creditori senza pregiudizio alcuno per la Sua qualità di vita. Tuttavia, a causa dei “tagli” che hanno interessato il Suo settore, tale capacità sta venendo a mancare.

Se le cose stanno come ho descritto, occorre procedere a una serie di valutazioni. Anzitutto, a partire dal 2011, quando sulla più importante poltrona dell’esecutivo sedeva Mario Monti, per poi proseguire con Letta e Renzi, sono state intraprese una lunga serie di misure volte a contenere la spesa pubblica e a rispettare il pareggio di bilancio imposto dall’europa e tradotto nella nostra carta costituzionale con il nuovo art. 81. A seguito della stretta sui conti, le amministrazioni hanno iniziato una vera e propria rivoluzione economica con una sola finalità: risparmiare.

In proposito, sono state avviate numerose iniziative le quali, in taluni casi, si sono anche rivelate efficaci, ma spesso sono risultate illegittime.

La premessa è stata necessaria per dirle che, come primo passo, occorrerebbe valutare quale sia stato il provvedimento con il quale l’amministrazione di cui Lei fa parte ha dato corso alle riduzioni. In altre parole, per valutare la legittimità del “taglio”, occorre valutare quale autorità lo ha deliberato e in seno a quale più ampia misura di risparmio. E mi creda che non di rado la P.A. agisce arbitrariamente.

Dando per assodato che si sia operato in modo lecito, il quesito cui rispondere è: “può il lavoratore della pubblica amministrazione il cui stipendio sia stato fortemente ridotto non per sua colpa richiedere la mobilità per stato di necessità o, comunque, per altra causa idonea ad attestare che il costo della vita del luogo di destinazione permetterebbe di elidere le difficoltà presenti nel luogo di origine?”.

In linea tendenziale, ogni amministrazione predispone preventivamente delle regole tassative in tema di mobilità, regolandone gli aspetti più significativi e tecnici. Ciò nonostante, vi sono delle regole comuni che, se rispettate, non possono che portare a una risposta positiva dell’ente. E questo è il caso della mobilità volontaria per interscambio. Il funzionamento di questo istituto, con un po’ di fantasia e molta voglia di banalizzare, può essere assimilato a uno spostamento – mi perdoni il parallelo poco simpatico – di pedine da un luogo all’altro. Prendiamo un esempio pratico: tre dipendenti che lavorano uno a Roma, uno a Napoli e l’altro a Milano intendono spostarsi. Poniamo che quello di Roma intenda andare a Napoli, quello di Napoli a Milano e quello di Milano a Roma: in tal caso la regola delle “pedine” sarebbe rispettata poiché ciascuna posizione resterebbe coperta e nessuna amministrazione resterebbe “insoddisfatta”. Ma se, invece, quello di Roma volesse andare a Milano e quelli di Milano e Napoli a Roma, la condizione non potrebbe dirsi realizzata e la mobilità non verrebbe concessa, salvo particolari regole dell’ente in questione – ma qui occorrerebbe un’indagine tecnica più approfondita condita da alcuni dettagli mancanti.
Da quanto mi ha spiegato, il Suo caso parrebbe ricalcare questa seconda ipotesi.

Ed ecco, quindi, che occorrerebbe capire se possa essere configurato uno stato di necessità. Ebbene, l’ordinamento italiano prevede due accezioni diverse dello stato di necessità, diverse fra loro, una per il penale e l’altra per il civile. Quella da Lei menzionata attiene senz’altro al secondo settore e consiste nella giustificazione di cui può godere colui che abbia cagionato ad altri un danno ingiusto per evitare a sé stesso o a terzi un danno grave alla persona. Questa norma, pertanto, tutela chi abbia arrecato ad altri un danno solo per proteggersi (o proteggere taluno) da un imminente rischio di grave danno alla persona. Appare scontato che in tale casistica non possano farsi rientrare anche i danni patrimoniali. Motivo per cui, il caso da Lei illustrato non può essere caratterizzato dallo stato di necessità del dipendente che chiede lo spostamento.

Tuttavia, le norme di rango costituzionale e civilistiche a tutela della Sua posizione ci sono e, a mio sommesso avviso, ricalcano perfettamente la Sua vicenda.

Penso, in primis, all’art. 2 della costituzione (cd. principio personalistico) a mente del quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; l’art. 3, comma 2, della Costituzione, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; l’art. 36 il quale recita: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Il medesimo peso hanno le norme del codice civile: una su tutte, l’art. 2103 c.c. sull’irriducibilità della retribuzione, secondo cui il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Con questo non intendo dirLe che senz’altro sussiste un appiglio: per poter giungere a una simile conclusione occorrerebbe un’indagine molto più approfondita e corredata da un mare di particolari fattuali che per ora non mi è dato conoscere.
Tuttavia sono piuttosto fiducioso.

Se avrà piacere, mi contatti in privato e le darò, a titolo gratuito e senza impegno alcuno, alcuni suggerimenti su quel che potrebbe tornare utile nel breve per ottenere dei validi riscontri.

In ogni caso, caro Marco, tenga duro!

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