Come si calcola il risarcimento del danno?

Vediamo in pochi passaggi che cos’è e come si calcola il risarcimento di un danno non contrattuale.

Quando si verifica un fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, colui che ha commesso il fatto è obbligato a risarcire il danno. Questo è il principio dettato dall’art. 2043 c.c., norma cardine della responsabilità extracontrattuale. Ma cos’è la responsabilità extracontrattuale? E come si calcola di preciso il danno?

RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE E EXTRACONTRATTUALE

Anzitutto, la distinzione fra le due: nel primo caso si tratta di una responsabilità che opera quando un soggetto che aveva stipulato un contratto con un altro non adempie a quanto previsto. In questi casi, a seguito dell’inadempimento potrebbe verificarsi un danno.

Non è questa l’ipotesi che interessa: in questo articolo affronteremo solo l’ipotesi di responsabilità extracontrattuale, cioè quella che si verifica quando vi è un fatto avvenuto con dolo o colpa che cagiona un danno ingiusto.

Sono quindi esclusi tutti casi in cui il danno sia derivato da caso fortuito (evento imprevisto e imprevedibile usando l’ordinaria diligenza) e forza maggiore (una forza di carattere fisico a cui il soggetto danneggiante non può opporsi). Inoltre, il danno deve essere ingiusto (cioè non può essere previsto dalla legge, come ad esempio i danni derivanti dall’attività sportiva, come ad esempio gli sport da contatto).

LA VALUTAZIONE DEL DANNO

Ed eccoci al tema centrale: come si calcola il danno? Ci sono dei criteri ben precisi espressi dal codice civile.

  1. Danno emergente e lucro cessante (1223 c.c.). Il risarcimento deve comprendere il danno emergente (cioè la perdita economica subita in concreto dal danneggiato, ad esempio la somma che bisognerà pagare al carrozziere per far riparare il danno subito alla vettura a seguito di un incidente stradale) e il lucro cessante (cioè il mancato guadagno subito a seguito del fatto dannoso, ad esempio la somma che non ho potuto guadagnare per un certo affare a causa del danno subito) che viene valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso. Entrambi devono essere conseguenza immediata e diretta del danno.
  2. Valutazione equitativa del danno (1226 c.c.). Ma se il danno non fosse calcolabile? Prendiamo come esempio il danno morale: come calcolarlo? In questi casi, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa e per farlo si avvale di tabelle specifiche che riconducono alle diverse tipologie di danno le relative somme che debbono essere liquidate.
  3. Concorso colposo (1227 c.c.). Infine, se il danneggiato con sua colpa ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate. Addirittura, il risarcimento non è dovuto per i danni che il danneggiato avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

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