Il contratto di somministrazione.

Il contratto di somministrazione, o, in altre parole, quel particolare contratto con il quale, ai sensi dell’art. 1559 del Codice Civile, una parte si obbliga a eseguire a favore dell’altra prestazioni periodiche o continuative di cose, verso corrispettivo di un prezzo.
Vediamo le particolarità di uno degli istituti più adoperati nel sistema civilistico italiano.

Proprio come nel contratto di vendita, l’oggetto consiste in una dare e non in un fare (diversamente, ad esempio, dall’appalto).

La somministrazione è definito come un contratto di durata: ciò significa che non si perfeziona in un dato momento, ma il perfezionamento è ancorato all’adempimento continuativo delle singole prestazioni.

Il contratto, pertanto, assume valore giuridico considerato nel suo insieme e quindi non solo valutando l’importanza delle singole prestazioni, ma della totalità delle stesse: in altre parole e per esemplificare, non potrebbe considerarsi inadempimento grave l’inadempimento di una sola prestazione a meno che non sia tale da menomare la fiducia anche sui successivi inadempimenti, coinvolgendo in questo modo l’intero contratto.

Se l’inadempimento è di lieve entità, invece, la parte può sospendere l’esecuzione del contratto temporaneamente dando congruo preavviso (articoli 1564 e 1565 del Codice Civile).

Come previsto dall’art. 1458 del Codice Civile, l’eventuale risoluzione del contratto per inadempimento non opererebbe ex tunc, e cioè dal momento della pronuncia della risoluzione, ma ex nunc, cioè sin dall’inizio del contratto stesso e, quindi, come se lo stesso non fosse mai sorto.

Il contratto può essere sia a tempo determinato che indeterminato e, in quest’ultimo caso, ai sensi dell’art. 1569 del Codice Civile, è data facoltà alle parti di recedere unilateralmente purché dando a controparte congruo preavviso.

Al contratto di somministrazione vengono apposte di frequente particolari clausole: quelle più comuni sono il patto di preferenza e il patto di esclusiva.

Il patto di preferenza è quello in base al quale l’avente diritto alla prestazione si obbliga a dare la preferenza al somministrante nella stipulazione di un successivo contratto avente lo stesso oggetto, a parità di condizioni (per esemplificare: il gestore di una catena di ristoranti si impegna, stipulando un solo contratto di somministrazione, a preferire il somministrante in caso di rinnovo). Ai sensi dell’art. 1566 del Codice Civile il patto, comportando una compressione della libertà contrattuale delle parti, non può durare più di cinque anni.

Il patto di esclusiva è molto simile e, in sostanza, si concreta nell’attribuzione dell’esclusiva al somministrante da parte del somministrato. In questo caso, ai sensi dell’art. 1567 del Codice Civile, il somministrato non può ricevere da terzi prestazioni della stessa natura, né può provvedere da solo alla produzione delle cose oggetto del contratto, salvo patto contrario; e il somministrante non può compiere nella stessa zona prestazioni della stessa natura di quelle che formano oggetto del contratto.

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