La messa in mora. Pillole per chi ne vorrebbe sapere di più.

La maggior parte dei contenziosi giudiziari, prima di essere incardinati da avvocati e legali, hanno vissuto una fase iniziale in cui, al di fuori del giudizio, il creditore di una certa prestazione ha ricordato al debitore di adempiere con un atto che, contestualmente, sortisce una serie di effetti particolarmente importanti per lo stesso. Quest’atto è la messa in mora del debitore. Ma che cosa si intende esattamente con questa espressione?

Con questo termine si vuole intendere la situazione in cui il creditore indirizza al debitore uno specifico atto con determinati effetti poiché quest’ultimo, senza giustificato motivo, ha ritardato l’adempimento dell’obbligazione.

La mora del debitore, infatti, salvo che non si tratti di uno dei casi tipici previsti dal codice civile, abbisogna di un particolare impulso per poter essere costituita.

Il debitore è costituito in mora ex lege ai sensi dell’art. 1219 del Codice Civile nei seguenti casi:

a) quando il debito deriva da fatto illecito: in questo caso il debitore è in mora dal momento in cui si è verificato il fatto illecito;
b) quando il debitore abbia dichiarato per iscritto di non voler adempiere;
c) quando è scaduto il termine e la prestazione doveva essere eseguita presso il domicilio del creditore.

In tutti gli altri casi, come si è detto, è necessario uno specifico atto scritto.

Sia che la mora sia stata costituita da un atto scritto, sia che sia sorta ex lege, questa ha la peculiare e fondamentale caratteristica di interrompere il decorso della prescrizione (sul tema si veda il precedente articolo).

Tuttavia, questo non è il solo effetto prodotto dalla messa in mora. Nello specifico, gli altri effetti sono che:

  1. in caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore, quest’ultimo dovrà comunque risarcire i danni al creditore, salvo non provi che l’oggetto della prestazione sarebbe comunque perito presso il creditore (art. 1221 Codice Civile);
  2. il debitore sarà obbligato a risarcire i danni che il creditore ha subito in seguito al ritardo nell’adempimento (art. 1223 Codice Civile).

Gli effetti della costituzione in mora si sostanziano, quindi, principalmente nel  fermare il decorso della prescrizione, facendo decorrere un nuovo termine e nel risarcimento dei danni che il debitore avrà provocato.

Verificatasi la mora il debitore si trova esposto a tutte le conseguenze sfavorevoli previste dalla legge. Tuttavia queste conseguenze possono essere evitate attraverso la purgazione della mora.
Questa può aversi in diverse circostanze, come quando il creditore concede una dilazione del pagamento al debitore, oppure quando il creditore rinunzia al credito o semplicemente alla mora.

Con la purgazione della mora ne terminano gli effetti sfavorevoli con la cessazione del decorso degli effetti moratori, e del rischio dell’impossibilità sopravvenuta in capo al debitore.

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