La responsabilità del medico. Il racconto di un caso.

Si pubblica, sotto forma anonima, una richiesta avanzata da una lettrice.
Caia, nel settembre 2011, subiva un intervento di rinoplastica privatamente con esito difforme da quanto concordato: nella fattispecie, vi sono stati errori causati dal chirurgo Tizio che costringevano la paziente a sottoporsi a un intervento di riparazione. È possibile chiedere il risarcimento del danno? Se sì, in quanti anni si prescrive la relativa azione? Se no, è possibile ottenere almeno la ripetizione della somma spesa?

Il risarcimento del danno da responsabilità medica viene considerato da sempre uno dei più complessi e articolati istituti relativi al diritto civile.
Questo sia per questioni relative alla contrattualità o extra-contrattualità del diritto del danneggiato, sia per la difficile circoscrivibilità della nozione di “ingiustizia del danno” arrecato al paziente.

Occorrerà capire, anzitutto, se è possibile chiedere un risarcimento. In seconda battuta, qual è il termine prescrizionale. E, infine, se può essere chiesta la ripetizione della somma.

Il risarcimento può e deve essere chiesto, purché supportato da adeguato impianto probatorio. Le prove su cui fondare la domanda devono essere univoche e inequivocabili circa il nesso causale fra la condotta del medico e il danno patito. In altre parole, non dovranno sussistere dubbi circa il fatto sia che il danno è stato arrecato dal medico e sia che, in assenza della sua prestazione, il danno medesimo non si sarebbe verificato.

Riguardo alla prescrizione, occorre valutare il singolo caso e non è possibile fornire una risposta universale: occorrerà accertare, dapprima, se il danno è addebitabile a responsabilità aquiliana oppure contrattuale; dipoi, capire chi è il soggetto passivo della prestazione (se solo il medico o anche una struttura ospedaliera); infine, procedere a una serie di altre più specifiche valutazioni tecniche. Il termine, solitamente e salvo particolari singolari del caso concreto, non scende sotto i cinque anni.

Il discorso della restituzione, infine, è legato a doppio filo con quello del risarcimento, poiché riconducibile a una responsabilità che, in base alla fattispecie concreta, potrebbe essere ascrivibile o a un contratto o a un danno ingiusto e, di lì, assumere una diversa connotazione.

È senz’altro imprescindibile, come detto, accertare alcuni particolari che potrebbero radicalmente cambiare l’impostazione giuridica della vicenda. Tuttavia, allo stesso tempo, se i fatti risultano adeguatamente provati (da testimoni, documenti, contratti etc.) non v’è dubbio che sulla questione potrà essere avanzata una domanda di risarcimento.

Spiace che, vista la complessità della materia e le innumerevoli sfaccettature che caratterizzano la responsabilità medica, non è possibile fornire delle risposte dettagliate in tema di prescrizione, per le quali occorrerebbe, piuttosto, una valutazione approfondita sulle carte e sui fatti de qua, per la quale, se potrò essere d’aiuto, sono a disposizione.

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