Debiti di gioco clandestino. In quali casi può chiedersi la ripetizione di quanto pagato.

Tizio, giocatore di poker, si trovava a giocare una partita in Roma in presenza di Caio e altri 3 giocatori. La posta sul piatto diveniva mano a mano sempre più elevata e, alla fine, perduta la mano, Tizio doveva, quindi, corrispondere a Caio la somma di € 14.000,00.

Pressato da Caio, Tizio, che aveva bevuto una notevole quantità di alcol, decideva di pagare la somma immediatamente con il denaro contante che portava sempre con sé, in grande quantità, in occasione di serate del genere.

All’indomani dell’accaduto, preso atto lucidamente e a mente fredda della situazione, Tizio intendeva riottenere indietro quanto pagato a Caio, sostenendo che aveva versato la somma sotto i fumi dell’alcol e, pertanto, in stato di provvisoria incapacità.

Caio, incerto sul da farsi, si recava presso lo studio legale del proprio avvocato di fiducia.

La questione tratta i casi di obbligazione cosiddetta “naturale”, ovvero quel particolare tipo di obbligazione che non nasce da disposizioni di legge, bensì, come recita l’art. 2034 del Codice Civile, in esecuzione di doveri morali o sociali, fra i quali rientrano anche i casi di gioco clandestino, nei quali, anche se di per sé illeciti, sussiste un “patto” fra i partecipanti per cui ciascuno fa affidamento sull’adempimento degli altri.

Contrariamente a quanto avviene in ipotesi di obbligazione civile, il debitore non ha l’obbligo di eseguire la prestazione e il creditore non può dare corso alle relative azioni legali per conseguire il pagamento stesso (art. 1933 c.c.). Tuttavia, se la prestazione viene eseguita, non può chiederne la restituzione (art. 2034 c.c.).

Tuttavia, si verifica un caso in cui il debitore può effettivamente chiedere la ripetizione di quanto pagato spontaneamente, ossia quando viene provata l’incapacità dello stesso.

Può parlarsi di incapacità quando sussiste quello stato che inibisce sia la capacità di intendere, cioè la capacità di corretta rappresentazione della realtà esterna, sia quello di volere, ossia la capacità di correttamente autodeterminare le proprie scelte. Le due capacità possono non sussistere per molteplici fattori: per via dell’età del soggetto agente (e qui si parla di incapacità assoluta e/o relativa, a seconda dei casi); oppure per circostanze naturali che, in maniera permanente o transitoria, inibiscono il soggetto.

Fra le circostanze che fanno venir meno la capacità di intendere e di volere in modo transitorio, v’è sicuramente l’abuso di sostanze psicotrope o alcoliche. Tali sostanze possono produrre l’effetto di annullare la capacità di intendere e di volere del soggetto che ne fa uso, in modo, sì, temporaneo, ma comunque perdurante per un apprezzabile lasso di tempo.

Tuttavia, la giurisprudenza di legittimità e di merito hanno chiarito a più riprese che per potersi parlare di incapacità, in questi casi, non basta la prova dell’assunzione di una anche considerevole quantità delle sostanze predette, ma occorre piuttosto dare prova degli effetti che la somministrazione abbia sortito sui soggetti in concreto, ben potendosi escludere che l’assunzione di una medesima quantità di alcol da parte di soggetti diversi debba produrre forzatamente i medesimi effetti.

Venendo al caso di specie, è davvero molto complesso, per Tizio, dimostrare quanto egli assuma.
Egli dovrebbe provare che l’assunzione di alcol abbia fortemente pregiudicato la sua capacità, risultando decisive in tal senso le versioni che potrebbero fornire i presenti al tavolo: se risultassero manifeste la dissociazione, il forte malessere e l’assenza mentale di Tizio, e che siano tali da impedirgli di autodeterminare la propria persona, allora la domanda potrebbe ritenersi fondata.

Al contrario, e come sembrerebbe da quanto appreso, se Tizio risultasse esse stato solo in stato di alterazione e/o parziale ubriachezza, ma, tuttavia, tale da non produrre le conseguenze dette poc’anzi, la restituzione non sarebbe dovuta.

Quest’ultima pare l’eventualità più probabile, in considerazione anche del comportamento tenuto durante la partita e riferito dagli astanti: vigile, attento, presente e in grado di portare avanti la partita.

Questo rilievo, spiegava l’avvocato, sembrerebbe essere decisivo sul piano legale.

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