Divorzio e separazione senza avvocato, al costo di 16 euro, innanzi al Sindaco: in quali casi?

Il decreto legislativo n. 132 del 2014, convertito con legge n. 162/ 2014, ha offerto la possibilità ai coniugi che intendessero separarsi o divorziare congiuntamente di ricorrere a un procedimento dai costi esigui, dalle tempistiche del tutto ristrette e, addirittura, senza l’assistenza dell’avvocato.
Tuttavia, per potervi accedere, è necessario assolvere a una stretta serie di requisiti.
Vediamo quali.

La prima condizione è che non vi sia la presenza di figli minori, oppure di figli maggiorenni incapaci o, ancora,  portatori di handicap grave.
I figli, in secondo luogo, dovranno comunque essere economicamente autosufficienti.
In terzo luogo, dovrà ovviamente sussistere un accordo fra le parti, che andrà sottoscritto da entrambe. Unica regola: tale accordo non potrà contenere patti di trasferimento patrimoniale, fra cui vanno ricompresi: trasferimento di case, immobili di varo genere, automobili, mobili di valore etc.

La domanda andrà rivolta al Sindaco oppure – più di frequente nei Comuni di notevoli dimensioni – all’Ufficiale dello Stato Civile. La stessa può essere presentata personalmente: particolarità di tale procedimento, infatti, è che la presenza di un avvocato sarà del tutto facoltativa.

Quali effetti? L’accordo siglato terrà luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono, i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Pertanto il valore dell’accordo omologato sarà identico a quello di una sentenza.

Rispettato anche per i procedimenti in esame il c.d. termine di riflessione: nei soli casi di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio secondo condizioni concordate, l’ufficiale dello stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a sé non prima di trenta giorni dalla ricezione per la conferma dell’accordo. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo. Sarà l’Ufficiale o in Sindaco a svolgere il famoso (quanto quasi sempre inutile) tentativo di conciliazione fra i coniugi comparsi. Fallito il quale, dovrà omologare l’accordo.

I tempi del procedimento sono incredibilmente brevi: da un minimo di un mese a un massimo di sei mesi, trascorsi i quali i coniugi avranno dalla loro un provvedimento che potrà sortire i medesimi effetti di una sentenza di un tribunale.

Con riferimento ai costi, l’unico vero costo cui si andrebbe incontro è quello dei 16 euro della marca da bollo da apporre alla richiesta a titolo di tassazione dell’atto.

In procedimento è in vigore ormai da più di un anno. Si stima che solo nel 2018 potranno valutarsi gli impatti della norma sul numero delle separazioni e degli scioglimenti dei matrimoni, valutando altresì l’efficienza e efficacia di una scelta così netta.

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