I figli vanno mantenuti anche se maggiorenni, ma solo a certe condizioni.

Lo ha confermato la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 22 luglio 2019, n. 19696.

Il mantenimento dei figli, anche se maggiorenni, costituisce un obbligo indefettibile del genitore. Obbligo che, tuttavia, non può durare oltre limiti ragionevoli di tempo e non può che essere valutato “caso per caso”, considerando la specifica situazione del figlio non solo sotto un piano economico, ma anche valutandone l’effettiva potenzialità al lavoro: se possiede elevati titoli di studio e ha già lavorato percependo uno stipendio alto (anche se è finito per poi perdere il posto di lavoro), non può più richiedere il mantenimento.

Questo è il contenuto che fa da sfondo all’ordinanza n. 19696/2019 della Corte di Cassazione.

La Corte non ha fatto altro che confermare la recente giurisprudenza di legittimità, la quale ritiene che una volta raggiunta un’adeguata capacità lavorativa, e quindi l’indipendenza economica, la successiva perdita dell’occupazione non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento (Cass. Civ. n. 6509/2017);

e che il giudice di merito deve valutare con insindacabile apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescenti in rapporto all’età dei beneficiari, le circostanze che giustificano il permanere dell’obbligo di mantenimento, poiché tale obbligo non può prolungarsi oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura (Cass. Civ. n. 12952/2016).


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