Promessa di matrimonio e risarcimento in caso di rifiuto a contrarre: in quali casi è dovuto?

Tizio e Caia, compagni da diversi anni, progettano di rafforzare la loro unione dando corso al rito del matrimonio. Per questo motivo, organizzano la cerimonia, ne danno notizia a parenti, amici e conoscenti, decidono di acquistare una casa in Roma ove abitare insieme e, quindi, procedono alle pubblicazioni di rito.

In prossimità della celebrazione delle nozze, Tizio comunica a Caia la sua volontà di non procedere, ritenendo di avere forti dubbi sul loro legame.

Annullata la cerimonia e preso atto del gesto inaspettato ed estremo del compagno, Caia decide, in accordo con lo stesso, di far passare del tempo per permettere ai due di ponderare definitivamente il da farsi.

Dopo quasi un anno, Tizio con dispiacere annunciava di voler interrompere la storia. Caia, quindi, era decisa a valutare l’eventuale esistenza di estremi per veder risarcito il danno arrecatole da Tizio per non aver dato corso alla promessa di matrimonio.

Per questo, Tizio si vedeva notificato, dopo ulteriori due mesi, un atto di citazione per il risarcimento del danno patito da Caia, consistente nella parte di mutuo per cui la stessa era ancora debitrice verso la banca per l’acquisto dell’immobile famigliare.

Tizio, per capire come affrontare la vicenda, si reca dal proprio avvocato di fiducia al fine di avere un parere legale sulla questione.

Ai sensi dell’art. 81 del Codice Civile, la promessa di matrimonio risultante dalla richiesta della pubblicazione obbliga il promittente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all’altra parte.

Tale danno dev’essere quantificato sia nelle spese fatte dall’altro, sia nelle obbligazioni contratte a causa di quella promessa. Il danno è risarcito entro il limite in cui le spese e le obbligazioni corrispondono alla condizione delle parti.

Così facendo, il legislatore ha inteso tutelare l’affidamento di un soggetto in buona fede che, nell’ambito di un processo di progettazione della propria vita, abbia riposto nella promessa del partner non solo un’aspettativa sentimentale, ma anche economica, investendo capitali per sostenere la futura famiglia.

Da questo punto di vista la pretesa avanzata da Caia sembrerebbe fondata, in quanto la stessa era in effetti debitrice di una somma di denaro verso la banca per aver acquistato una casa insieme a Tizio, solo ed esclusivamente in vista delle nozze.

Tuttavia, è decisivo il disposto dell’ultimo capoverso del summenzionato art. 81, quando afferma che la domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio.

La richiesta di danni avanzata con citazione da Caia è avvenuta esattamente tredici mesi dopo il rifiuto a contrarre le nozze. Per questo motivo, la richiesta dell’attrice non sembra poter trovare accoglimento, poiché, nel tempo intercorso fra il rifiuto e il deposito dell’atto e nel quale i due soggetti hanno provato a riconcigliarsi, si è realizzata la condizione temporale predetta.

Quindi, seppure in linea di diritto Tizio potrebbe ritenersi indenne dalle pretese di Caia, ciò nonostante, vista la notevole importanza e il gran peso del rifiuto di sposarsi e il conseguente danno, anche morale oltre che economico, arrecato a Caia, il legale suggeriva a Tizio di prendere seriamente in considerazione l’idea di offrire comunque alla stessa una somma a titolo di indennità per quanto accaduto, seppur non dovuta.

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