L’usucapione. Caratteristiche e particolarità dell’istituto millenario.

L’usucapione. O, in altre parole, il diritto di acquisire la proprietà a titolo originario grazie a un fattore che non ammette ritardi o deroghe: il tempo. Era il 400 a.c. quando, per la prima volta, ha fatto la sua apparizione nel “palcoscenico” del diritto, grazie alle Leggi delle XII tavole, alias una delle prime codificazioni di legge di cui si abbia notizia nella società civile.
Ma cos’è l’usucapione oggi? E in che modi opera? E, soprattutto, perché assolve una funzione tanto importante nel sistema civilistico?

La materia è oggi regolata dagli articoli 1158 e seguenti del Codice Civile. Usucapire significa, letteralmente, “entrare in possesso mediante l’uso”. È noto pressoché a tutti, infatti, che l’elemento caratterizzante dell’istituto è che esso consente di divenire proprietario di un bene grazie, da una parte, all’uso di chi intende farlo suo e, dall’altra, il disinteresse del proprietario, il quale, per un considerevole lasso di tempo, omette di tenere ciascuno dei comportamenti tipici volti a segnalare all’utilizzatore la sua volontà di mantenere la proprietà, abbandonando del tutto, di fatto, il suo diritto.

Si badi, innanzitutto: l’usucapione può intervenire non solo sulla proprietà (principessa dei diritti “reali”) di beni immobili o di universalità di beni mobili (beni che, seppur dotati di autonoma soggettività, assumono importanza in quanto considerati come un tutt’uno, come le biblioteche, il gregge, etc.), ma anche su tutti gli altri diritti reali di godimento, ossia il diritto di superficie, l’enfiteusi, l’usufrutto, l’uso, l’abitazione e le servitù prediali. In questo caso il possesso deve protrarsi per almeno vent’anni ininterrotti.

Fondamentale, come detto, è che il possesso sia ininterrotto. Un esempio può meglio chiarire il tutto: supponiamo che Tizio sia titolare di un diritto di usufrutto consistente nell’appropriarsi di tutta l’uva esistente in un vigneto di proprietà di Caio. Accorgendosi dell’inerzia di Tizio, il quale non esercitava il suo diritto, Mevio iniziava a raccogliere l’uva nel campo e la utilizzava per produrne del vino, senza che Tizio si fosse mai più interessato della cosa. Ecco che, trascorsi vent’anni dall’inizio dell’esercizio del possesso, Mevio potrà ricorrere tramite il proprio avvocato al Tribunale del luogo in cui si trova la vigna per far pronunciare al Giudice l’avvenuta usucapione.

Va da sé che sarebbe bastato un avviso scritto, o anche verbale (purché provato), per far continuare Mevio a esercitare il possesso, ma impedendo il decorso del termine per usucapire (tecnicamente parlando: interrompendo il termine, ricominciando lo stesso a decorrere daccapo subito dopo).

Le regole esaminate valgono anche qualora l’esercizio del diritto sia iniziato con malafede e, cioè, nel caso in cui sia sorto con violenza (ad esempio estromettendo con forza taluno dal possesso del bene) o con clandestinità (di nascosto da chi esercitava il diritto): ebbene sì, in questi casi l’ordinamento intende tutelare il soggetto in malafede, disinteressandosi dell’iniziale atteggiamento violento/clandestino, al fine di sanzionare l’inerzia dello spossessato che ben avrebbe dovuto denunciare il fatto.

Non mancano tuttavia dei casi in cui viene permessa l’usucapione in un termine più breve, di dieci anni. Questo avviene, primariamente, a favore di chi abbia acquisito, da parte di colui che, tuttavia, non ne era il titolare, la proprietà (o altro diritto reale di godimento) su un immobile in forza di un idoneo titolo validamente trascritto. Viene così tutelata la totale buona fede dell’acquirente e l’inerzia del vero proprietario.
In secondo luogo, nel caso di beni mobili registrati, come automobili, motocicli o ciclomotori (solo se l’acquisto è avvenuto non in buona fede e in assenza di titolo idoneo: in caso contrario il termine è di tre anni).

Infine, per i beni mobili, si rende necessario un discorso a parte. Difatti, se il possesso degli stessi è stato acquistato in malafede, il termine per usucapire sarà sempre di vent’anni. Al contrario, se l’acquisto del possesso è avvenuto in buonafede, lo stesso dovrà protrarsi, in assenza di un valido titolo idoneo all’acquisto del diritto, per dieci anni; in presenza del medesimo titolo, invece, l’acquisto sarà immediato anche se l’alienante non ne è il titolare.

È d’obbligo, infine, una precisazione. L’usucapione opera di diritto ma necessita di pronuncia giudiziale per ottenere una formalizzazione. Ciò significa che, decorso il termine, si diverrà automaticamente titolari del diritto reale, ma occorrerà, tramite un legale, rivolgersi a un giudice per ottenere la pronuncia dichiarativa.

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