Mediazione civile. Chi paga le spese di procedura in caso si venga chiamati pur non essendo i legittimati passivi?

Interessante caso nell’ambito condominiale: cosa accade se il condòmino viene chiamato alla mediazione dal proprietario dell’appartamento sottostante per risarcirgli un danno che, però, si scoprirà provocato dal condominio?

La mediazione: istituto introdotto nell’ordinamento nel 2010 per deflazionare il carico dei giudizi pendenti, tentando di ridurne, per quanto possibile, il numero.

La procedura si svolge davanti a un soggetto terzo, chiamato mediatore, il quale tenterà di comporre la controversia fra le parti in modo bonario, evitando così che le stesse debbano andare in giudizio. La composizione avviene tramite un verbale che, se sottoscritto da tutte le parti partecipanti e dai loro avvocati, costituirà un vero e proprio titolo esecutivo (in altre parole, sarà come una vera e propria sentenza).

In certi casi, l’ordinamento ha disposto che il tentativo di mediazione sia condizione obbligatoria da esperirsi nel caso in cui si intenda far causa a taluno. Questo, ad esempio, è il caso delle controversie in materia di condominio: prima di poter far causa a qualcuno in ambito condominiale, sarà necessario invitarlo a fare la mediazione. E la mancata partecipazione degli invitati al procedimento senza giustificato motivo viene valutato dal Giudice nel successivo – e a questo punto più che probabile – giudizio.

Ma cosa succede se un condòmino si trova invitato a partecipare alla mediazione insieme al condominio dal proprio sottostante che lamenta delle infiltrazioni?

Potrebbe capitare a chiunque: il sottostante rileva l’esistenza di macchie sul soffitto e, non sapendo se il danno sia stato cagionato da strutture di proprietà del soprastante o del condominio, li invita in mediazione entrambi per assolvere alla condizione di procedibilità.

Come detto, l’invitato non può astenersi dal partecipare alla procedura senza giustificato motivo e, pertanto, dovrà prendervi parte per non essere considerato poi un “cattivo” dal Giudice.

Ma il procedimento ha dei costi, sia di adesione che nella sua evoluzione, i quali possono arrivare a raggiungere diverse centinaia di euro, comprendendo anche i costi dell’avvocato (del quale, per tutta la durata della procedura, non si può fare a meno).

La domanda è: se all’esito della procedura, e, quindi, nel caso di specie, a seguito di perizie eseguite sui luoghi da parte di un terzo mediatore con le adeguate competenze tecniche, dovesse risultare che la responsabilità è solo del condominio, il condòmino chiamato alla mediazione e risultato poi “innocente” ha modo di ottenere la rifusione delle spese sostenute oppure no?

La domanda non è di poco conto e, soprattutto, la giovane vita dell’istituto ha contribuito alla mancata formazione di un orientamento stabile su cui fare affidamento.

Nel caso che ha toccato da vicino lo studio, le soluzioni prospettate dai professionisti coinvolti sono state:

a) necessità di un accordo iniziale fra tutte le parti circa la modalità di pagamento delle spese di procedura, con accollo delle stesse da parte del responsabile e del chiamante, con totale esonero del condòmino. La soluzione in parola, a nostro sommesso avviso, sarebbe quella preferibile.

Ma in caso non vi fosse accordo alcuno? Ecco le alternative:

b) sopportazione delle spese equamente da parte di ciascun partecipante, come avviene già di per sé nei casi di mediazione: ipotesi che muove dalla considerazione che l’accertamento della responsabilità deve passare per forza da un “occhio” imparziale, senza il quale, quindi, non sarebbe possibile – per il condòmino non responsabile – vedersi estromesso dalla controversia. Soluzione che anche secondo noi, in caso di mancanza dell’accordo di cui al punto a), appare quella preferibile.

c) automatico accollo anche delle spese sostenute dall’estromesso in capo al condominio, in qualità di unico responsabile del danno arrecato: soluzione, quest’ultima, che ci pare la più difficilmente percorribile, poiché impone a un chiamato il pagamento non in forza di una disposizione normativa o di un accordo, ma di una responsabilità ex art. 2043 c.c. vertente sul danno arrecato e non sul comportamento tenuto in mediazione (che, di fatto, è diligente).

Si noti bene, però, che dai casi sopra descritti vanno tenuti separati e distinti quelli in cui uno dei chiamati dovesse decidere di abbandonare la mediazione in corso di procedura.
La questione presenta degli aspetti peculiari e controversi e, per questo, merita trattazione separata in un diverso post.

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