Beni mobili: quando e quali atti è necessario trascrivere?

Il meccanismo alla base della “pubblicità immobiliare” è ben noto a tutti, sia nei presupposti che nelle modalità di adempimento. Basti pensare ai casi più comuni di acquisto di una casa a fini abitativi, di un appezzamento di terreno a fini di investimento, oppure, ancora, di un terreno agricolo per svolgere sullo stesso attività imprenditoriale. Ma cosa cambia quando si tratta di beni mobili?

Occorre, anzitutto, delineare cosa si intenda per “bene mobile”: con questa accezione non si indicano solo i beni materiali (le cose comuni con consistenza fisica non ancorate al suolo), ma anche alcuni beni immateriali, ossia che, seppur non tangibili fisicamente, possono essere ricompresi nella predetta definizione.

Ma procediamo con ordine.

Il Codice Civile prevede tre casi più comuni di “pubblicità mobiliare”: quelli concernenti navi, aeromobili e autoveicoli. Di questi, è necessario trascrivere solo sei tipologie di atti: 1) i contratti che trasferiscono la proprietà o costituiscono la comunione; 2) i contratti che costituiscono o modificano diritti di usufrutto o uso, oppure che trasferiscono il diritto di usufrutto; 3) gli atti tra vivi di rinunzia sui diritti predetti e le transazioni che hanno per oggetto controversie sui diritti indicati dai numeri precedenti; 4) i trasferimenti di proprietà (o degli altri diritti indicati nei numeri precedenti) dovuti ad espropriazione; 6) le sentenze che costituiscono, modificano o trasferiscono uno dei diritti precedentemente indicati; 7) le divisioni (anche giudiziali o a seguito di incanto); 8) le costituzioni di fondi patrimoniali; 9) le accettazioni di eredità o gli acquisti di legato; 10) le sentenze che accertano l’usucapione della proprietà, della comunione, dell’usufrutto e dell’uso.

Più in generale e senza approfondire singole e specifiche fattispecie codicistiche, tirando le somme si può dire che, in modo affine per quanto avviene con i beni immobili, anche nei casi dei mobili occorrerà pubblicizzare ogni singola variazione della proprietà a qualsiasi titolo verificatasi.

Ma non solo.

Il Codice Civile prevede anche un elenco dettagliato di casi in cui dev’essere trascritta anche un eventuale domanda giudiziale concernente i beni mobili. Vale a dire quei casi in cui, tramite un avvocato, il cittadino decidesse di avviare un giudizio avverso taluno sui beni detti in precedenza. Si pensi al caso in cui il titolare di un’autovettura intenda far dichiarare nullo il contratto di compravendita con cui risulta nel P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico) che la proprietà è stata ceduta, poiché lo ritiene falsificato. In questo caso, la visura sul veicolo riporterà l’esistenza di un giudizio pendente e fungerà da monito per eventuali terzi ignari del fatto che intendano a loro volta esercitare dei diritti sul bene (ad esempio, acquistarlo a loro volta da un venditore che, a questo punto, risulterebbe del tutto incerto).

Non giova un’elencazione completa delle singole domande soggette a trascrizione (per un elenco dettagliato, si veda l’art. 2690 del Codice Civile), ma, come si è capito, queste tendono a tutelare perlopiù i terzi. Proprio tenendo a mente questa considerazione è facile capire anche il perché della trascrizione obbligatoria anche dei pignoramenti (riserva di beni mobili alla garanzia dei creditori muniti di titoli esecutivi) e dei sequestri (per coloro senza titolo).

Come si è accennato, i beni mobili possono essere anche immateriali: è il caso, ad esempio, di beni tutelati dalla legge sul diritto d’autore o anche dal Codice sulla Proprietà industriale. Ma di questi casi tratteremo in un ulteriore e diverso post.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.