I mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale. Le tre fasi della garanzia.

È noto che il patrimonio del  debitore costituisce, per il creditore, la principale garanzia per il soddisfacimento delle obbligazioni gravanti sullo stesso debitore, come, peraltro, espressamente prevede l’art. 2740 del codice civile.
Per impedire che il patrimonio possa subire diminuzioni per effetto del dolo o della negligenza del debitore, la legge riconosce al creditore tre rimedi volti ad assicurarne la conservazione: a) l’azione surrogatoria; b) l’azione revocatoria; c) il sequestro conservativo.
Vediamo qualche dettaglio.

L’azione surrogatoria.

Potrebbe accadere che il debitore sia, a sua volta, creditore di terzi per obbligazioni di carattere patrimoniale e che, per sua negligenza, trascuri tutte le azioni idonee a recuperare il proprio credito.

Per questi casi, l’art. 2900 del codice civile offre la possibilità al creditore di esercitare le azioni trascurate dal debitore, purché abbiano esclusivamente contenuto patrimoniale e non si tratti di diritti o azioni che, per loro natura o ex disposizione di legge, non possano essere esercitate ché dal titolare.

Se le azioni in questione, poi, fossero di carattere giudiziale, occorrerà citare in giudizio non solo il terzo debitore, ma anche il debitore surrogato.

L’azione revocatoria.

Può, altresì, accadere che il debitore, consapevole dei rischi di “attacco” al proprio patrimonio, si muova al fine di alienare i relativi beni e impedire, così, al creditore di soddisfarsi sugli stessi.

Anche in questi casi, la legge attribuisce al creditore un rimedio volto a rendere inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio.

Tale rimedio è previsto dall’art. 2901 del codice civile, il quale àncora la dichiarazione di inefficacia alle seguenti condizioni:
– se si tratta di atto a titolo gratuito (donazione): il creditore dovrà provare a) se l’atto è avvenuto dopo che il credito era già sorto, che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle sue ragioni; b) se l’atto è avvenuto prima del sorgere del credito, che il debitore avesse dolosamente preordinato l’atto al fine di danneggiare il creditore;
– se si tratta di atto a titolo oneroso (compravendita): il creditore dovrà provare a) se l’atto è avvenuto dopo che il credito era già sorto, che, oltre al debitore, anche il terzo compratore conoscesse il pregiudizio che l’atto avrebbe arrecato alle sue ragioni; b) se l’atto è avvenuto prima del sorgere del credito, che il terzo fosse partecipe con il debitore della dolosa preordinazione.

L’azione si prescrive in cinque anni da quando è stato compiuto l’atto e, qualora accolta, produce, come già detto, l’inefficacia dell’atto stesso nei soli confronti del creditore – e non anche di tutti gli altri soggetti, verso i quali il terzo resta formalmente proprietario -, con la conseguenza che il creditore potrà promuovere l’azione esecutiva direttamente verso il terzo.

Il sequestro conservativo.

Quando il creditore possiede un titolo esecutivo (un titolo che funge da prova del credito vantato verso il debitore e che gli dà potere di procedere a esecuzione forzata), egli potrà procedere a quell’atto chiamato pignoramento, che consiste nel “congelare”, “bloccare” il patrimonio del debitore, per poi farlo vendere dal Tribunale e incassare il ricavato.

Se il creditore non possiede il titolo, non potrà far pignorare i beni, ma l’ordinamento gli fornisce un’altra e diversa tutela, quella del sequestro conservativo.

Tramite questo istituto, il “congelamento” dei beni avviene solo grazie alla forte presunzione che il richiedente sia davvero creditore (fumus boni iuris) e che, facendo trascorrere del tempo, è grande la possibilità che il debitore venda il bene, impedendo così il soddisfacimento del creditore (periculum in mora).

Se realizzate le predette condizioni, il creditore non munito di titolo esecutivo potrà ottenere il provvedimento di sequestro dal Tribunale, con la conseguenza che tutti gli eventuali atti di disposizione del bene sequestrato fatti dal debitore, saranno inefficaci nei confronti del creditore sequestrante.

Considerazioni.

La breve dissertazione sopra svolta, senza pretese di completezza e esaustività e con la sola finalità di fornire alcune coordinate generali, porta ad una considerazione finale.

Come si è potuto vedere, l’ordinamento appresta tre strumenti in favore del creditore, costituenti ciascuno un’istantanea della storia patrimoniale del debitore: a) l’aggressione dei beni non ancora del debitore, ma che lo saranno o lo dovrebbero già essere (azione surrogatoria); b) l’aggressione dei beni del debitore (sequestro conservativo); c) l’aggressione dei beni che erano del debitore e da questo alienati con dolo (azione revocatoria).

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