Il diritto di pegno.

Annoverato fra le cosiddette cause legittime di prelazione, il pegno è conosciuto per essere uno dei più semplici mezzi di garanzia patrimoniale.
Il funzionamento del pegno è noto perlopiù a tutti, pertanto nell’articolo ci limiteremo a esaminare alcuni aspetti particolari di questo istituto.

Innanzitutto, il pegno è un diritto reale che viene concesso su un bene mobile non registrato (più di rado su crediti o universalità di mobili) tramite un apposito accordo fra il creditore e il proprietario.

Un diritto è reale, come noto, quando ricade sul bene stesso e non sulla persona debitrice e, pertanto, tale diritto sarà opponibile a tutti i terzi e nessun altro creditore potrà reclamare altri diritti sul bene sottoposto a pegno.

Se sorge per un valore maggiore di € 2,58, il pegno deve essere oggetto di contratto scritto e soggetto a termine ben definito. Il contratto si perfeziona con lo spossessamento del bene da parte del creditore nei confronti del debitore. In questo modo, automaticamente, il creditore diventa anche custode del bene – con tutti gli obblighi che ne derivano – ma non può usarlo né disporne.

Se alla scadenza del termine pattuito il debitore non paga, il creditore può far vendere coattivamente, a mezzo del Tribunale, il bene oggetto della garanzia oppure può chiedere che gli venga assegnato sino alla concorrenza del valore del credito.

Un primo aspetto ricorrente nella pratica è quello concernente il cd. pegno rotativo: in questi casi, il bene dato in pegno spesso è deteriorabile o consumabile con una certa facilità e, per questo motivo, nell’accordo di pegno le parti convengono che trascorso un certo lasso di tempo il bene originariamente oggetto di garanzia venga sostituito con un altro di pari valore. Il pegno rotativo è del tutto lecito.

È altresì lecita la vendita del bene oggetto di pegno da parte del proprietario a terzi. In questo caso, infatti, in forza del diritto di sequela, il creditore resterà in possesso del bene e scaduto il termine del pegno avrà comunque diritto di mettere il bene in vendita.

Al contrario, è stata ritenuta illecita un’altra pratica che si verifica di frequente: quella del suppegno, che sarebbe il pegno di un bene a sua volta già oggetto di un altro pegno.

Infine, vi è stata un’ulteriore evoluzione del diritto di pegno, e cioè quella del pegno irregolare. Questa viene detta comunemente “cauzione”, termine che in realtà è improprio.
Nella pratica, accade spesso che un soggetto creditore si faccia consegnare delle somme con l’avvertimento che le tratterrà per sé in caso di futuro inadempimento del debitore. Si pensi agli affitti delle case, ad esempio. Tuttavia, se il debitore sarà sempre in regola, alla fine del contratto il creditore sarà obbligato a restituire la somma.
In questi casi, quindi, l’oggetto della garanzia non sarà una cosa determinata ma un bene fungibile (come il denaro, appunto, cioè che rileva solo per la quantità data, visto che può essere sostituito da beni diversi dello stesso tipo) e il creditore non sarà titolare di un diritto reale sulla cosa, ma ne diverrà il legittimo proprietario salvo l’obbligo di restituirla al debitore in caso di corretto adempimento di quest’ultimo.

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