La prescrizione e i ricorsi: il solo deposito del ricorso basta a ottenere l’effetto interruttivo?

I procedimenti giudiziali civili possono essere avviati attraverso due diversi atti: citazioni e ricorsi. Nel primo caso, l’atto viene depositato presso la cancelleria del Tribunale competente solo dopo essere stato notificato alla controparte; mentre, nel secondo caso, l’atto viene prima depositato e, solo una volta fissata l’udienza, portato a conoscenza del resistente.
In quest’ultimo caso, il solo deposito del ricorso basta a interrompere il decorso del termine prescrizionale?

La questione è stata oggetto di dibattito per molti anni.
Poniamo il caso di un ricorso che viene depositato in Tribunale prima che sia decorso il termine prescrizionale: il giudice fisserà l’udienza con decreto e il ricorrente avrà un termine per notificare il ricorso e il decreto alla controparte. Se, nelle more della fissazione dell’udienza, il termine prescrizionale dovesse decorrere (e, quindi, senza colpa del ricorrente), gli atti verrebbero notificati a controparte tardivamente, a meno che non si volesse ammettere che il decorso del termine prescrizionale possa essere interrotto anche dal solo deposito del ricorso presso la cancelleria del Tribunale.

Da una parte, si trovavano coloro che sostenevano la tesi della prescrizione quale meccanismo volto a sanzionare il mancato esercizio di un diritto da parte di chi ne è titolare, estinguendolo, come testualmente prevede l’art. 2934 c.c.. Secondo questa teoria, la sanzione dell’estinzione per prescrizione non dovrebbe essere irrogata verso chi manifesta interesse a esercitare il diritto di cui è titolare: in questo senso, il deposito di un ricorso in Tribunale deve essere considerato l’atto, forse, di maggiore interesse a tutelare i propri diritti e, pertanto, in questi casi, estinguere gli stessi per prescrizione significherebbe frustrare la ratio legis della prescrizione stessa.

Dall’altra parte, si trovavano coloro che, aderendo restrittivamente al dato testuale dell’art. 2943 c.c., ritenevano che solo portando a conoscenza di controparte la volontà interruttiva (quindi, notificando), poteva validamente interrompersi il decorso della prescrizione. Infatti, l’istituto della prescrizione non mirerebbe solo alla tutela dell’interesse di un soggetto verso un proprio diritto, ma anche e soprattutto a tutelare la controparte (cioè colui che dovrà subire gli effetti di quello stesso diritto), non facendo trascorrere un lasso di tempo che potrebbe definitivamente pregiudicarne le difese. La norma, in proposito, parla espressamente di “notificazione”.

La Corte di Cassazione ha aderito a quest’ultima ricostruzione. La prescrizione, quindi, può essere interrotta solo dalla notificazione di un atto giudiziale o con cui venga costituita in mora la controparte, sposando il principio di maggior tutela e garantismo nei confronti della parte nei confronti della quale un certo diritto potrebbe essere vantato.

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