Le presunzioni, quando le prove cedono il passo agli indizi.

Per poter decidere una controversia in ambito civile (salvo i casi di pronuncia per equità che nel post odierno non interessano), un giudice deve porvi a fondamento le prove proposte dagli avvocati delle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita. Così prevede l’art. 115 comma 1 del Codice di Procedura Civile, segnando così un passo fondamentale del processo civile verso il sistema probatorio, ovvero quello ancorato ai fatti accertati nel corso del procedimento e valutati come veri poiché dotati di una particolare attendibilità.

Tuttavia, questa regola fondamentale del processo civile trova una deroga nel secondo capoverso del medesimo art. 115, laddove si prevede che il giudice può decidere, senza bisogno di prova, tramite le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza. In questo senso, un particolare caso di decisione può arrivare grazie alle c.d. presunzioni.

Con la presunzione si riesce a provare un fatto di causa, non attraverso una valutazione della prova, ma attraverso un ragionamento.
Le presunzioni sono, infatti, “le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato”, come recita l’art. 2727 del Codice Civile.
Per accertare un fatto, quindi, non viene prodotta una prova (scrittura privata, atto pubblico, testimonianza, ricognizione etc.), ma si ricorre a un ragionamento. Tale ragionamento, alle volte, è stato già compiuto dal legislatore che ha ritenuto necessariamente scaturire da certi fatti determinate conseguenze, altre volte, invece, deve essere il giudice a compierlo, senza essere vincolato dalle scelte del legislatore e giungendo a risultanze ancorate a un iter logico seguito in corso di causa partendo dai fatti ritenuti noti.

Esistono due tipologie di presunzioni.

Presunzioni legali: sono le conseguenze che la legge trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignoto. Di solito sono contenute nel codice civile e dispensano la parte favorita dalla presunzione dal provare i fatti di causa, i quali, al solo verificarsi delle condizioni previste, saranno reputati come presunti. Tuttavia, possono verificarsi due diverse situazioni: 1) presunzioni assolute, cioè che non ammettono prova contraria, in considerazione della particolare forza del fatto presunto; 2) presunzioni relative, cioè delle quali può essere data la prova contraria da parte dell’onerato.

Presunzioni semplici: sono quelle ricavate dal giudice e non dalla legge. La signoria del giudice, però, anche in questo caso, non è piena.
Il giudice, recita l’art. 2729 del Codice Civile, non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

Non è possibile, inoltre, far ricorso a tali presunzioni nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni, come ad es. nelle ipotesi degli artt. 2721 e 2722 del Codice Civile.

Generalmente si ritiene che i fatti che il giudice pone alla base delle presunzioni semplici siano indizi.

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