Cosa fare in caso di multa per violazione delle norme sulla velocità?

A chi non è mai capitato di incorrere in una sanzione amministrativa (impropriamente detta “multa”) per aver violato le norme del codice della strada? Se ti è stato contestato direttamente oppure notificato presso il domicilio un verbale di accertamento di violazione al C.D.S. per violazione delle norme sulla velocità, allora leggere questo articolo potrebbe informarti su alcune regole che non conoscevi neppure. Infatti, le multe per violazione delle norme sulla di velocità costituiscono una delle tipologie di sanzione maggiormente elevate da parte delle forze dell’ordine e per le quali vi è un gran numero di ricorsi per ottenerne l’annullamento.
Vediamo in base a quali norme.

Ai sensi dell’art. 141 del nuovo codice della strada, decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni, punisce con una sanzione che va da € 41,00 fino a euro 168,00 chi viola le norme sulla velocità.

Si badi che in questo articolo non si parla dell’eccesso di velocità, ma di tutte quelle altre violazioni ad essa attinenti da cui può scaturire una multa.

In particolare, è obbligo del conducente – non solo chi guida un veicolo a motore, ma anche chi conduce animali da tiro, da soma e da sella (ma per questi ultimi le sanzioni sono ridotte da un minimo di € 25,00 fino a un massimo di € 99,00) – regolare la velocità del veicolo in modo che, avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione.

Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l’incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza e quando, al suo avvicinarsi, gli animali che si trovino sulla strada diano segni di spavento.

È tassativamente proibito al conducente gareggiare in velocità (sanzione a partire da € 168,00 fino a euro 674,00), ma al contempo non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione.

La norma presta particolare attenzione alla velocità nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve, in prossimità delle intersezioni e delle scuole o di altri luoghi frequentati da fanciulli indicati dagli appositi segnali, nelle forti discese, nei passaggi stretti o ingombrati, nelle ore notturne, nei casi di insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche o per altre cause, nell’attraversamento degli abitati o comunque nei tratti di strada fiancheggiati da edifici: in questi casi la sanzione irrogata in caso di violazione è superiore agli altri casi di eccesso di velocità, e va da € 84,00 a € 335,00 e la decurtazione di 5 punti dalla patente (art. 126-bis).

L’aspetto più importante della normativa è dato dal regolamento di esecuzione e attuazione al Codice, il quale, all’art. 342, prevede che l’obbligo di limitare la velocità del codice inizia dal momento in cui sia possibile al conducente percepire l’esistenza di un pericolo e, comunque, in presenza di un segnale di prescrizione o di pericolo.

Ciò significa che in assenza di possibilità da parte del conducente di poter percepire un pericolo (caso fortuito o forza maggiore) oppure nel caso di assenza di segnali di prescrizione o pericolo debitamente installati dall’amministrazione interessata, il soggetto che si è visto elevare la sanzione potrà ricorrere.

Se pensi che ti sia stata fatta una multa ai sensi dell’art. 141 C.d.S. e credi, potendolo dimostrare, che il tuo comportamento non ha violato nessuna delle norme sopra menzionate, sappi che è un tuo diritto ricorrere per farla annullare.

COME RICORRERE

Le modalità di ricorso sono due, l’una che esclude l’altra.

La prima è prevista dall’art. 203 C.d.S., ed è il ricorso al prefetto. Secondo la norma, il trasgressore nel termine di giorni sessanta dalla contestazione o dalla notificazione, solo qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito (attenzione: se si è pagato in misura ridotta, quindi, il ricorso non è esperibile), possono proporre ricorso al prefetto del luogo della commessa violazione, da presentarsi all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore oppure da inviarsi agli stessi con raccomandata con ricevuta di ritorno. Con il ricorso potranno essere presentati i documenti ritenuti idonei e può essere richiesta l’audizione personale.

In alternativa, il ricorso può essere presentato direttamente al prefetto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In tale caso, per la necessaria istruttoria, il prefetto trasmetterà all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore il ricorso, corredato dei documenti allegati dal ricorrente, nel termine di trenta giorni dalla sua ricezione.

Si badi che a far fede sarà la data di spedizione della raccomandata A/R.

Il prefetto, esaminato ogni atto, potrà ritenere fondato l’accertamento e ingiungere il pagamento della sanzione oppure archiviare gli atti, e ciò entro 120 giorni (il termine è prolungato solo se disposta l’audizione del ricorrente). Se entro 120 giorni da quando ha ricevuto gli atti dall’ufficio accertatore permane il silenzio, il ricorso dovrà ritenersi accolto .

Il secondo modo per effettuare ricorso è al Giudice di Pace del luogo in cui è stata commessa la violazione, anche in questo caso solo se non si è effettuato il pagamento in misura ridotta.

Il ricorso va proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni  dalla  data  di   contestazione   della   violazione   o   di notificazione del verbale  di  accertamento,  ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero e può essere  depositato anche  a  mezzo  del  servizio  postale con raccomandata A/R.

Verrà, quindi, fissata un’udienza, alla quale la parte – salvo alcuni casi – potrà presenziare personalmente senza il patrocinio di un avvocato e nella quale il giudice prenderà i provvedimenti di rito e potrà accogliere  l’opposizione, annullando in tutto o in parte il provvedimento  opposto (Si badi che il  giudice accoglie l’opposizione quando non vi  sono  prove  sufficienti  della responsabilità  dell’opponente), oppure potrà rigettarla, determinando, quindi, l’importo della sanzione in una misura compresa tra il  minimo  e  il massimo edittale stabilito dalla legge per la  violazione  accertata. Il  pagamento  della  somma  dovrà  avvenire  entro  i  trenta  giorni successivi alla notificazione della sentenza e dovrà essere effettuato a vantaggio dell’amministrazione cui appartiene l’organo accertatore, con le modalità di pagamento da questa determinate.

Questo particolare tipo di ricorso consente anche di ottenere la sospensione dell’efficacia esecutiva del verbale, ma solo a patto che ricorrano gravi e circostanziate ragioni che siano comprovate e ha il vantaggio che gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.

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