La multa per divieto di sosta. Le regole e tutte le contestazioni sollevabili. (PARTE 3)

Nei post del 25  e del 29 novembre si è affrontato il tema delle sanzioni amministrative – le cosiddette multe – e dei diversi motivi di impugnazione, oltre che del valore giuridico del foglietto di preavviso di sanzione.
Con questo post si illustreranno una serie di consigli forniti dallo studio nell’approccio alle situazioni di sanzioni amministrative e  tempistiche e costi per l’eventuale proposizione di un ricorso innanzi agli organi competenti.

Prima di entrare nel merito, una premessa extra professionale. Lavorando a stretto contatto con agenti di varie polizie locali e statali (oltre a incontrarli personalmente per meglio comprendere come sciogliere i nodi tra teorie di legge e relativa pratica), mi sento di spezzar una lancia in loro favore e di invitare ogni cittadino e automobilista alla calma e al dialogo avverso ogni azione che, a torto o a ragione, viene imposta.
Gli agenti di polizia son uomini in divisa che operano, specialmente nelle maggiori città, sotto il peso di incombenze che chi non è un addetto al mestiere nemmeno immagina. I tempi e le pressioni di succedanei interventi, in relazione alle dotazioni di organico, non sempre permette loro di esaudire tutte le richieste della cittadinanza o le necessità dettate di comandi di zona. Inoltre è evidente che l’agente opera nella fretta contemporanea dell’evento, mentre un giudice agisce e decide nella calma postuma dell’evento concluso, eppure entrambi son tenuti a esprimersi su questioni analoghe.
Prendersela contro gli agenti, oltre a essere un atto di palese inciviltà, comporterebbe il grave rischio di ulteriori pendenze (talvolta addirittura di natura penale) e, da avvocato e da cittadino, mi sento di invitare ognuno (agente e utente) a non esasperare – per la propria parte – la situazione verso ulteriori e più gravi conseguenze. Di fatto, in caso di un semplice oltraggio (art. 341-bis c.p.), la sanzione di poche decine di euro per un divieto di sosta si tramuterebbe in un notevole aggravio di costi (legali e sanzionatori) e di tempo perso tra tribunali e amministrazioni: non conviene a nessuno.

È normale irritarsi quando si viene sanzionati, a nessuno fa piacere esser ripreso dall’autorità amministrativa e costretto al pagamento di una seppur modica sanzione. Tuttavia non sempre l’agente ha ragione a elevare la multa e, quando ciò avviene, l’agente stesso, a norma di legge, non può deliberatamente annullare la sanzione imposta perché l’atto è stato oramai formalizzato.
L’agente quindi non può “togliervi la multa”, ma può farlo un giudice che, presi in esame tutti gli elementi della situazione deciderà secondo legge ed equità.

La rabbia dovuta a un evento come quello descritto, specialmente se si pensa di avere (o si ha) ragione di non esser passibili di sanzione, è principalmente dovuta all’idea che opporre ricorso per una multa stradale sia un procedimento lento, lungo e magari dispendioso.
Vi assicuro che non è così.

Le tempistiche sono piuttosto ridotte, si tratta di qualche mese e addirittura, nel caso di ricorso al Prefetto, in caso di omessa risposta in ricorso dev’essere inteso come accolto. Quel che non molti sanno, poi, è che in caso di vittoria del ricorso le spese di causa (di giustizia e di avvocato) dovranno esser rifuse da parte dell’amministrazione. Il sanzionato, pertanto, le dovrà anticipare per poi vedersele liquidate nell’eventuale – e opinata – sentenza (o provvedimento) di annullamento della sanzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.