Multe, irregolarità sempre più frequenti quando la notificazione è eseguita dalla posta privata.

La disciplina sulla notificazione delle sanzioni amministrative prevede il rispetto di una serie di regole tassative, volte alla tutela del destinatario della sanzione.
In caso di concessione dell’attività di notificazione al servizio postale privato, gli errori sono sempre più frequenti, quasi sempre della stessa matrice.
E danno titolo a impugnare la sanzione.

Quando una multa viene notificata a mezzo del servizio postale, il postino è obbligato a tentare, prima di ogni altra cosa, la consegna a mani del destinatario, tentando di reperirlo utilizzando il citofono, il campanello etc. Di questo passaggio, seppur obbligatorio, è difficile dimostrare un’eventuale omissione da parte dell’addetto alla consegna: se si è certi che il postino ha inserito l’avviso di giacenza in cassetta senza aver precedentemente tentato la consegna a mani, si può, al più, formalizzare reclamo nei confronti dell’impresa postale, ma non può validamente impugnarsi il procedimento di notificazione.

In caso di mancata consegna a mani per irreperibilità provvisoria del destinatario, il postino dovrà inserire in cassetta la comunicazione di avvenuto deposito, una raccomandata il cui avviso di ricevimento deve essere custodito dal depositario dell’atto, nella quale si avvisa che è stata tentata la notificazione di un atto giudiziario, gli estremi dell’atto notificando, il soggetto che ne ha richiesto la notificazione, etc. Una serie di informazioni volte a tutelare il sanzionato, il quale, altrimenti, non potrebbe (e non avrebbe nemmeno il dovere) di comprendere che l’atto di cui si è tentata la notificazione è soggetto a scadenze molto brevi; scadenze che, se non rispettate, possono fargli spendere molti più soldi (si pensi ai 5 giorni disponibili per pagare con lo sconto del 30%).

Molto spesso i concessionari “poste private”, invece, non adempiono alla seconda delle formalità: invece che depositare la CAD (comunicazione di avvenuto deposito) in cassetta, lasciano nella stessa un avviso di giacenza, come se si trattasse di una normale raccomandata. Cosicché il sanzionato, certo di avere 30 giorni per poter ritirare il plico – termine di giacenza – senza incorrere in irregolarità, se dovesse procedere al ritiro, supponiamo, al ventesimo giorno dopo la consegna dell’avviso in cassetta, si ritroverebbe già danneggiato: infatti, dopo dieci giorni dalla tentata consegna della CAD, indipendentemente dal ritiro o meno del plico, la notificazione sarà perfezionata. Da quel momento, quindi, si avranno ulteriori cinque giorni per pagare con lo sconto del 30%, trascorsi i quali il sanzionato dovrà pagare più di quanto avrebbe potuto. Il ritiro dopo 20 giorni, quindi, impedirebbe il pagamento con il beneficio della riduzione.

Nel caso in questione – uno di quelli che accadono con maggiore frequenza -, il sanzionato sarà obbligato a pagare l’importo maggiorato a causa di un inadempimento del concessionario: se avesse ricevuto la CAD in cassetta avrebbe avuto contezza dell’urgenza dei termini da rispettare.

Pertanto, avrà poi facoltà di ricorrere innanzi al Giudice di Pace per sentir dichiarare la nullità della notificazione o, al più la rimessione nei termini per poter pagare con la riduzione del 30%.

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