Opposizione alla multa: ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace?

Ciascuno dei rimedi presenta aspetti positivi e negativi. Vediamoli.

Dalla notificazione di una sanzione amministrativa per infrazioni al Codice della Strada decorrono i termini per potersi opporre, nel caso in cui il cittadino ritenga di non dover pagare la multa.

I rimedi forniti dall’ordinamento sono due: il ricorso al Prefetto e il ricorso al Giudice di Pace. Ne esiste uno più efficace dell’altro? O le due impugnazioni si equivalgono?

Una prima differenza sta nei termini: 30 giorni per opporsi davanti al Giudice di Pace e 60 giorni per il ricorso al Prefetto.

Per ricorrere al Giudice di Pace, poi, occorre anticipare delle spese di giustizia (a partire da € 43,00 in su in base al valore della sanzione) che poi verranno restituite dall’amministrazione nel caso di vittoria del ricorso; mentre invece il ricorso al Prefetto non ha spese per il suo avvio.

Altro aspetto è costituito dall’assistenza di un avvocato: nel ricorso al Prefetto la parte può sempre fare a meno di un legale, mentre invece nel caso del Giudice di Pace il ricorrente può difendersi da sé solo se il valore delle sanzioni impugnate non supera gli € 1.100,00, altrimenti è obbligato a farsi assistere da un avvocato.
E la parcella del legale chi la paga? Al Giudice di Pace si può chiedere di condannare l’amministrazione che ha perso di rifondere le spese pagate all’avvocato con l’eventuale sentenza che accoglie il ricorso. Invece, davanti al Prefetto, nei casi in cui la parte abbia deciso di farsi assistere da un legale, non potrà ottenere la rifusione dei compensi che gli ha pagato.

Vi sono differenze anche quanto alle tempistiche: davanti al Giudice di Pace la durata del procedimento è condizionata da numerose variabili (città, carico del ruolo e solerzia del Giudice), di tal che il processo potrebbe durare da un paio di mesi fino ad anni. Invece, il procedimento davanti al Prefetto può durare al massimo 220 giorni, trascorsi i quali, in caso di mancata risposta, il ricorso deve intendersi accolto (silenzio-accoglimento).

Altro punto di divergenza sta negli esiti e successive impugnazioni: il processo davanti al Giudice di Pace si conclude con una sentenza che condanna al pagamento della sanzione o, viceversa, la annulla e che non può impugnarsi se non in una serie tassativa e restrittiva di casi; mentre, invece, il procedimento prefettizio si conclude (se non con il silenzio, come anzidetto) con un’ordinanza-ingiunzione con cui il Prefetto condanna al pagamento della sanzione (ma aumentata rispetto a quella originariamente irrogata) e avverso la quale il sanzionato può opporsi con ricorso davanti al Giudice di Pace.

In conclusione, ciascun procedimento vanta punti a favore e allo stesso tempo ha delle falle, motivo per cui non ci sono motivi tali da poter propendere per uno a scapito dell’altro.

L’unico consiglio è quello di procedere – anche quando la legge consente la difesa personale della parte – con l’assistenza di un avvocato, atteso che in entrambi i casi un non corretto conteggio dei termini o il mancato rispetto delle decadenze procedimentali può cambiare l’esito dell’opposizione.

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