Il nuovo divorzio: ulteriori pronunce della Cassazione sulla scorta della storica sentenza 11504.

La Prima Sezione civile della Corte di Cassazione ha ritenuto, con la sentenza n. 15481/2017, che il giudice richiesto della revisione dell’assegno divorzile che incida sulla stessa spettanza del relativo diritto (precedentemente riconosciuto), in ragione della sopravvenienza di giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, deve verificare se i sopravvenuti motivi dedotti giustifichino effettivamente, o meno, la negazione del diritto all’assegno a causa della sopraggiunta “indipendenza o autosufficienza economica” dell’ex coniuge beneficiario, desunta dagli indici individuati con la sentenza di questa Corte n. 11504 del 2017; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dall’ex coniuge obbligato, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’ex coniuge beneficiario.

Le sezioni unite, nel mese di maggio 2017, con la pronuncia 11504 hanno definitivamente rivoluzionato il sistema dei divorzi italiani: se prima il coniuge forte aveva il dovere di garantire all’altro lo stesso tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio, indipendentemente da ogni facoltà di quest’ultimo di essere autosufficiente e dall’effettivo reddito percepito, con la sentenza in questione questi due parametri sono divenuti centrali per valutare le responsabilità coniugali. Sicché, in caso di crisi economica dell’originario coniuge “forte”, oppure in caso di sopravvenute “ricchezze” (anche in termini di proprietà idonee a produrre frutti) o introiti da parte dell’altro coniuge, gli obblighi di mantenimento devono essere rivisti.

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