Le ultime dalla Cassazione: OK all’IVA di gruppo quando la controllante è una società di persone.

Con la sentenza 1915 del 02 febbraio 2016, i giudici di piazza Cavour, nella composizione a Sezioni Unite, hanno chiarito la questione di massima particolare importanza circa la possibilità di applicare il regime dell’IVA di gruppo nei casi in cui la società controllante del gruppo sia una società di persone.

La questione ruota intorno al quesito se il regime IVA previsto dall’art. 73, comma 3, D.P.R. 633/1972, con riguardo alla cosiddetta “IVA di gruppo”, trovi applicazione solo qualora la società controllante sia una società di capitali ovvero anche nel caso di società di persone. La norma prevede: «il Ministro delle finanze può disporre con propri decreti, stabilendo le relative modalità, che le dichiarazioni delle società controllate siano presentate dall’ente o società controllante all’ufficio del proprio domicilio fiscale e che i versamenti di cui agli articoli 27, 30 e 33 siano fatti all’ufficio stesso per l’ammontare complessivamente dovuto dall’ente o società controllante e dalle società controllate, al netto delle eccedenze detraibili. […] Si considera controllata la società le cui azioni o quote sono possedute dall’altra per oltre la metà fin dall’inizio dell’anno solare precedente».

È proprio sul dato testuale sottolineato che gli Ermellini hanno imperniato la decisione in commento, sospinti dalle argomentazioni fornite da legali e avvocati della parte in causa: è vero sì che vi sono alcuni provvedimenti di rango secondario (circolari) che fanno riferimento alle società definendole come società di capitali, ma questi atti – a parere della S.C. – non hanno natura normativa, né costituiscono fonti del diritto, dovendosi attribuire agli stessi una mera funzione di indirizzo e disciplina dell’attività degli organi interni, senza, quindi, che possano prevalere su regolamenti o atti aventi forza di legge.

Pertanto, l’unico elemento cui dover far riferimento è proprio l’art. 73, comma 3, del D.P.R. 633/1972, il quale, nel disciplinare l’IVA di gruppo, non contempla alcuna testuale diretta esclusione delle società di persone dal novero dei soggetti controllanti, facendo riferimento – genericamente – alla “società controllante”.

Nemmeno sono stati presi in considerazione argomentazioni di natura finalistica proposte da chi sosteneva l’inapplicabilità della disciplina: secondo questi, l’esclusione delle società di persone dall’applicabilità del regime IVA di gruppo sarebbe da sposarsi in forza della disciplina del consolidato fiscale nazionale e perché la contabilità delle società di capitali, caratterizzata da regole molto più rigide rispetto a quelle dettate per le s.n.c., darebbero molto più ampie garanzie anti frode.
Tale argomentazione è stata bocciata, principalmente, argomentando che la disciplina di imposizione fiscale è da tenersi del tutto separata da quella del regime IVA.

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