Processo civile telematico, irregolare e non inammissibile l’atto introduttivo che andava depositato con modalità cartacee.

Lo sostiene la seconda sezione civile della Suprema Corte con la sentenza 9772/16 del 16 maggio 2016: il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell’atto introduttivo del giudizio, ivi compreso l’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, non dà luogo a nullità ma ad una mera irregolarità.

Il processo telematico sta lentamente e inesorabilmente assumendo il ruolo centrale che si intendeva attribuirgli con la riforma del 2001. Entro qualche anno, tutti gli atti saranno soggetti al deposito telematico e i procedimenti avverranno per lo più online. Già oggi, numerosi atti possono e devono essere depositati tramite appositi programmi e sottoscritti con firma digitale.
Ma cosa accade nel caso di violazione delle regole imposte dal c.d. “codice telematico”? I diritti di chi ha interesse a instaurare un giudizio potrebbero essere pregiudicati da un errore del Legale nella procedura telematica?

Vediamo il caso.

L’atto in questione è un opposizione a decreto ingiuntivo, la quale avrebbe dovuto essere depositato in modo cartaceo anziché telematico. Non la pensava così l’avvocato della società opponente, il quale iscriveva tramite il computer di studio. Il Tribunale competente riteneva inammissibile l’opposizione dopo aver «preso atto dell’indirizzo ricostruttivo ormai consolidato presso questo Tribunale di applicazione rigorosa della norma di cui all’art. 16-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221; considerato in particolare che tale norma prevede il deposito telematico di atti dei difensori delle parti già costituite (comma 1); preso atto che nei confronti del Tribunale di Bergamo, in quanto in possesso di tutti i requisiti tecnici e informatici necessari, il Ministro della giustizia, con proprio decreto, ha attivato con anticipo l’entrata in vigore del processo civile telematico espressamente richiamando la comparsa di risposta ed altri atti endoprocessuali; ritenuto in conclusione che in questa fase non appare sussistente una disciplina giuridica ammissiva del deposito telematico degli atti introduttivi del procedimento».

Pertanto, l’opposizione a D.I. non sarebbe rientrata a far parte dell’insieme degli atti soggetti a iscrizione telematica.

La Corte ha sovvertito tale orientamento, decidendo il caso nell’esercizio della propria funzione nomofilattica poiché ritenuto di particolare importanza ex art. 363, comma 3, c.p.c..

In particolare, gli ermellini muovono dall’art. 16-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, inserito dall’art. l, comma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, nel testo anteriore al decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132 (che, con l’art. 19, comma 1, lettera a, numero l, vi ha aggiunto il comma 1-bis).

Tale norma prevede che a decorrere dal 30 giugno 2014, per il procedimento d’ingiunzione davanti al tribunale, «il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici».

Pertanto, si trattava di stabilire se fosse possibile depositare telematicamente atti diversi rispetto a quelli per i quali l’art. 16-bis impone di utilizzare quel canale comunicativo: se, cioè, ferma l’obbligatorietà del processo civile telematica per i soli atti endoprocessuali, il deposito per via telematica dell’atto introduttivo del giudizio rientri, pur in difetto di apposita autorizzazione ex art. 35 del decreto ministeriale 21 febbraio 2011, n. 44, tra le facoltà del difensore che intenda in tal modo costituirsi in giudizio, oppure sia inammissibile.

Ad avviso del Collegio, dal comma 1 del citato art. 16-bis non si ricava la regola, inversa, del divieto di utilizzare il canale comunicativo dell’invio telematica per gli atti introduttivi del processo. In mancanza di una sanzione espressa di nullità del deposito degli atti introduttivi in via telematica, la questione deve essere risolta, secondo i Giudici di piazza Cavour, considerando che, secondo il principio cardine di strumentalità delle forme desumibile dal combinato disposto degli articoli 121 e 156 c.p.c., le forme dagli atti del processo non sono prescritte dalla legge per la realizzazione di un valore in sé o per il perseguimento di un fine proprio ed autonomo, ma sono previste come lo strumento più idoneo per la realizzazione di un certo risultato, il quale si pone come l’obiettivo che la norma disciplinante la forma dell’atto intende conseguire.

Muovendosi in tale prospettiva, ed esaminando una ipotesi di deposito irrituale, avvenuto attraverso l’invio a mezzo posta dell’atto processuale destinato alla cancelleria al di fuori delle ipotesi speciali in cui tale modalità è consentita, la stessa Corte, a Sezioni Unite, con la sentenza 4 marzo 2009, n. 5160, aveva già chiarito che la deviazione dallo schema legale deve essere valutata come una mera irregolarità, in quanto non è prevista dalla legge una nullità in correlazione a tale tipo di vizio,  e giungendo alla conclusione che l’attestazione da parte del cancelliere del ricevimento degli atti e il loro inserimento nel fascicolo processuale integrano il raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l’ufficio giudiziario, e che, in tal caso, la sanatoria si produce dalla data di ricezione dell’atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quello di spedizione.

La Corte resta dello stesso avviso ancora dopo sette anni, sottolineando il principio secondo cui, in tema di processo civile telematico, nei procedimenti contenziosi iniziati dinanzi ai tribunali dal 30 giugno 2014, nella disciplina dell’art. 16-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, inserito dall’art. l, coma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, anteriormente alle modifiche apportate dal decreto-legge n. 83 del 2015 (che, con l’art. 19, comma 1, lettera a, n. 1), vi ha aggiunto il comma 1-bis), il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell’atto introduttivo del giudizio, ivi compreso l’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, non dà luogo ad una nullità della costituzione dell’attore, ma ad una mera irregolarità, sicché ogniqualvolta l’atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell’ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, deve ritenersi integrato il raggiungimento della scopo della presa di contatto tra la parte e l’ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti.

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