Protezione internazionale, presunzione di “paese d’origine sicuro” applicabile solo ai ricorsi avanzati dopo il 4 ottobre 2019

La sentenza Sezioni Unite n. 25311 del 11 novembre 2020 segna la linea di demarcazione temporale a seconda della data di instaurazione del processo.

In tema di protezione internazionale, l’inserimento del paese di origine del richiedente nell’elenco dei “paesi sicuri”, produce l’effetto di far gravare sul ricorrente il rispetto degli oneri di allegazioni rinforzata soltanto per i ricorsi innanzi giurisdizionali presentati dopo l’entrata in vigore del d.m. 4 ottobre 2019, poiché i principi del giusto processo ostano al mutamento in corso di causa delle regole cui sono informati i detti oneri di allegazione.

È questo il principio espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 25311/2020.

Con il d.m. 4 ottobre 2019 si era data attuazione all’art. 2-bis del d.lgs. n. 25/2008, con il quale veniva delegata all’attività ministeriale la definizione dei paesi da ritenersi presuntivamente sicuri ai fini della concessione della protezione internazionale. Con il decreto suddetto, il ministero aveva ritenuto di qualificare come sicuri i paesi di Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.

Questo significa che, nel caso di richiedente la protezione internazionale originario di uno di questi paesi, il Tribunale deve presumere il Paese sicuro, salva la prova contraria offerta dal richiedente: prova contraria che tuttavia si fa più difficile (c.d. allegazione rafforzata).

La pronuncia è servita a dirimere un dubbio fondamentale: la Corte ha sancito che il principio del “paese sicuro” e, di conseguenza, la prova rafforzata di pericolosità che deve offrire il richiedente se vuole beneficiare della Protezione internazionale, devono operare solo per i ricorsi proposti dopo l’entrata in vigore del d.m. 4 ottobre 2019, perché i principi del giusto processo impediscono di “cambiare le carte in tavola” a danno della parte processuale in corso di causa.

Con la conseguenza che, seppur vigente il nuovo decreto, nel caso dei ricorsi avanzati prima del 4 ottobre 2019, i Giudici dovranno valutare la fondatezza delle prove fornite dai richiedenti provenienti dai paesi “sicuri” come quelle dei richiedenti provenienti da qualsiasi altro Paese.

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