Rinnovo della notifica non andata a buon fine: va fatta entro i termini previsti dall’art. 325 c.p.c. dimezzati.

Innovativa e, per certi versi, rivoluzionaria appare l’odierna pronuncia della Suprema Corte di Cassazione in Sezioni Unite, numero 14594/2016 in materia di notificazioni. La sentenza stabilisce un principio del tutto nuovo e a cui gli operatori del diritto tutti dovranno uniformarsi quanto prima: nel caso di notificazione non andata a buon fine per motivi non ascrivibili al notificante, quest’ultimo dovrà provvedere a rinnovare la notificazione nel termini perentori previsti dall’art 325 c.p.c. divisi a metà.
Vediamo qualche dettaglio in più

Gli ermellini, nella pronuncia in discorso, toccano due separati argomenti. Il primo, pacifico, concerne l’onere del notificante di appurare se il domicilio eletto dal notificato sia cambiato. Come da costante e univoca giurisprudenza, occorre procedere a una distinzione: a) se l’avvocato destinatario aveva eletto domicilio nel medesimo circondario presso cui si trova l’ordine ove è iscritto, l’onere di verificare se vi sano state variazioni dello Studio del legale grava sul notificante; b) nel caso in cui, al contrario, l’avvocato destinatario aveva eletto domicilio in un diverso circondario rispetto a quello in cui si trova l’ordine presso cui è iscritto, l’onere di comunicare eventuali mutamenti di domicilio graverebbe sullo stesso.

La seconda questione è quella più interessante, soprattutto per le ripercussioni che avrà sul processo civile e, a sommesso avviso di chi scrive, anche per i dubbi che porta con sé.

La Corte condensa una serie di pronunce che sono state emesse negli anni dalle varie sezioni della Cassazione, nelle quali, unanimemente, si sottolinea che, nel caso di notificazione non andata a buon fine per cause non ascrivibili al notificante, quest’ultimo dovrà rinnovare la notificazione stessa in un lasso di tempo quanto più possibile breve.

Tale lasso, tuttavia, non è mai stato determinato con esattezza, lasciando alla libera interpretazione delle parti coinvolte la quantificazione dei tempi, in contrasto palese con il principio di certezza del diritto.

Di certo, la rimessione nei termini per notificare non deve essere richiesta al giudice – circostanza che allungherebbe ulteriormente i tempi a scapito del destinatario – e, dicono le sentenze, la nuova notificazione deve avvenire con immediatezza, tempestività e sollecita diligenza. Ma, come detto, questo termine non era mai stato determinato.

La portata innovatrice della pronuncia in commento sta proprio nell’aver determinato detto termine nella metà di quello previsto dall’art. 325 c.p.c. a decorrere dall’apprensione dell’esito negativo.

Pertanto, secondo i Giudici di Piazza Cavour, sarà in regola l’avvocato che, ad esempio, a seguito di citazione d’appello notificata all’appellato in data 15 luglio 2016 e non andata a buon fine per cause allo stesso non imputabili, venuto a conoscenza del mancato buon fine il 20 luglio, avesse proceduto a rinotificare entro 15 giorni (il termine ex art. 325 c.p.c. per l’appello è di trenta giorni e viene dimezzato) e cioè entro il 04 agosto 2016.

Tuttavia, se la ricostruzione dei Giudici è senz’altro apprezzabile (per non dire fondamentale), poiché fornisce termini certi e univoci a cui far riferimento, da un altro verso desta alcune incertezze.

Infatti, viene da chiedersi se tale ricostruzione valga come principio generale di diritto applicabile alla notificazione di ogni atto oppure soltanto degli atti di impugnazione.

La massima dettata sembrerebbe far propendere per la prima soluzione, sennonché si fa fatica a capire quale termine debba essere preso a riferimento per gli atti diversi dalle impugnazioni (quello di trenta giorni relativo ad appello, revocazione e opposizione di terzo oppure quello di sessanta giorni relativo al ricorso in Cassazione).

L’incertezza sussiste poiché, delle due, l’una: o si tratta di una imprecisa formulazione del principio generale di diritto, secondo cui: “in caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.”, ove non si fanno specificazioni volte a circoscrivere la massima alle sole notificazioni degli atti di impugnazione; oppure, al contrario, è corretta la massima stilata in modo generico al fine di fungere da riferimento per la notificazione di ogni tipo di atto, ma, in tal caso, occorrerebbe capire le concrete modalità attuative di quanto sentenziato dalle SS.UU.

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