Se deposito e pubblicazione della sentenza non coincidono, da quando decorre il termine “lungo” per poter impugnare?

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono espresse su un’interessante questione derivante da contrasto giurisprudenziale, concernente il caso in cui il giorno indicato come quello del deposito di una sentenza non dovesse coincidere con il giorno indicato come quello di pubblicazione. Come noto il termine per impugnare un provvedimento decorre dalla notificazione dell’atto oppure, in mancanza di questa, dalla pubblicazione dello stesso, che, di regola, coincide con il deposito.
Vediamo com’è stata analizzata e risolta la questione.

Le SS.UU., investite dalla seconda sezione civile, hanno rilevato l’esistenza nella Sentenza di Appello di una data di deposito e di una seconda e diversa data di pubblicazione, successiva di ben sette mesi (28 ottobre 2007 – 28 maggio 2008), entrambe recanti il timbro e la firma del cancelliere. Il ricorso in Cassazione è stato spiegato l’ultimo giorno utile prendendo a riferimento il secondo dei suddetti termini, ossia quello della pubblicazione, sebbene quest’ultima dovrebbe sempre coincidere con il deposito.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione è stata sempre omogenea nell’asserire che l’unico momento degno di rilievo sul piano dell’operatività del termine lungo è quello del deposito della sentenza. In questo momento, stante anche la lettera dell’art. 133 del Codice di Procedura Civile, la sentenza deve considerarsi a tutti gli effetti resa pubblica. In questo modo, viene vanificata ogni successiva apposizione di date volte a indicare la pubblicazione del provvedimento, in spregio a quella consuetudine che è divenuta piuttosto diffusa in seno alle cancellerie.

Tuttavia, la seconda sezione, in omaggio a principi garantisti e di inviolabilità e certezza del diritto di difesa, si è posta il dubbio se non sarebbe giusto, nell’incertezza del procedimento, nella buona fede delle parti costituite e nell’irregolarità della procedura spesso seguita dalle cancellerie, considerare quale termine utile per la decorrenza del termine semestrale di impugnazione quello della pubblicazione. E, in proposito, interrogava sulla questione la Corte Costituzionale, paventando una violazione degli articoli 3 e 24 della Carta Costituzionale (principio di uguaglianza e diritto di difesa).

La Corte ha ritenuto la questione inammissibile, poiché una sentenza, per dirsi contraria alla Costituzione, deve presupporre l’impossibilità di attribuirle un significato conforme alla costituzione stessa, situazione che nel caso in questione non si verifica. Tuttavia, in quell’occasione la Consulta esprimeva un principio interessante, al quale poi le Sezioni Unite si sarebbero dovute uniformare, ritenendo che la questione andasse risolta alla luce dell’individuazione del momento in cui la sentenza diventi “esistente” e “conoscibile”.

Sulla base di detta precisazione, in base a un’interpretazione estensiva dell’art. 133 c.p.c. e della lettura coordinata di altre norme del medesimo Codice, le Sezioni Unite, a soluzione di contrasto, hanno affermato che il deposito e la pubblicazione della sentenza coincidono sempre. Questi si realizzano nel momento in cui il deposito ufficiale in cancelleria determina l’inserimento della sentenza nell’elenco cronologico con attribuzione del relativo numero identificativo e conseguente possibilità per gli interessati di venirne a conoscenza e richiederne copia autentica: da tale momento la sentenza “esiste” a tutti gli effetti e comincia a decorrere il cosiddetto termine lungo per la sua impugnazione.

Nel caso in cui risulti realizzata una impropria scissione tra i momenti di deposito e pubblicazione attraverso l’apposizione in calce alla sentenza di due diverse date, il giudice tenuto a verificare la tempestività dell’impugnazione proposta deve accertare – attraverso un’istruttoria documentale o, in mancanza, il ricorso, se del caso, alla presunzione semplice ovvero, in ultima analisi, alla regola di giudizio di cui all’art. 2697 c.c., alla stregua della quale spetta all’impugnante provare la tempestività della propria impugnazione – il momento di decorrenza del termine d’impugnazione, perciò il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria comportante l’inserimento di essa nell’elenco cronologico delle sentenze e l’attribuzione del relativo numero identificativo.

Questo, infatti, segna il momento inequivocabile, fuori ogni dubbio ragionevole, che la sentenza poteva essere conosciuta dalle parti costituite mediante l’ordinaria diligenza.

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