Spettacolo artistico lesivo del sentimento religioso del cittadino? No, se non vi ha preso parte come spettatore.

La Prima Sezione Civile della Suprema Corte ha ritenuto che l’organizzazione di uno spettacolo artistico non possa costituire, di per sé sola, violazione del personale sentimento religioso del singolo cittadino ed essere sanzionata dall’ordinamento col riconoscimento di un credito risarcitorio.

La corte suprema, nella sentenza n. 7468 del 2017, ha rilevato che è impossibile giungere alla liquidazione di un danno (e, quindi, decretarne il risarcimento) a carico di chi abbia organizzato uno spettacolo ritenuto contrario al sentimento religioso.

Infatti, occorrerebbe casomai avervi preso parte, atteso che, anche in quest’ultimo caso, l’asserito danneggiato dovrebbe provare i fattori causali cagionanti il danno: l’an e il quantum (cioè se si sia verificato un fatto che abbia cagionato un danno ingiusto e la relativa quantizzazione).

Impossibile, invece, a giudizio degli ermellini – i quali hanno confermato le linee già rassegnate dalle Corti di merito – ravvisare l’esistenza di un danno per l’aver solo organizzato uno spettacolo che sia ritenuto da taluno lesivo del sentimento religioso: sanzionare tale attività farebbe sconfinare l’attività giurisdizionale in una violazione dei principi di libertà di pensiero ed espressione.

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