3 ottobre, giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione: il “placebo” di un’Europa inerte.

Il 01 Aprile è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 45 del 21 marzo 2016. La data, verrebbe da dire con triste e beffardo sarcasmo, pare quanto mai azzeccata. Un pesce d’aprile, un effetto “placebo”, per una piaga di livello mondiale che sta assumendo proporzioni immani e a cui nessuno sembra saper dare soluzioni concrete. Non i governanti dei paesi UE, non i vertici europei, non i politicanti di turno.

Avvocati e legali in parlamento hanno premuto per approvare la legge in questione. Si badi: non negativa né inopportuna. Anzi. Ma dall’aspetto di una bandiera bianca issata per conclamata impotenza.

Ma andiamo al provvedimento.

La norma dispone che la Repubblica riconosce il giorno 3 ottobre quale Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria. La data richiama il 03 ottobre 2013, quando a Lampedusa vi fu la strage di oltre 350 migranti che persero la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane.

La giornata nazionale non sarà considerata come giorno festivo.

In occasione della Giornata nazionale saranno organizzati in tutto il territorio nazionale cerimonie, iniziative e incontri al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica alla solidarietà civile nei confronti dei migranti, al rispetto della dignità umana e del valore della vita di ciascun individuo, all’integrazione e all’accoglienza.

In occasione della Giornata nazionale le istituzioni della Repubblica, nell’ambito delle rispettive competenze, promuoveranno apposite iniziative, nelle scuole di ogni ordine e grado, anche in coordinamento con le associazioni e con gli organismi operanti nel settore, al fine di sensibilizzare e di formare i giovani sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza.

L’auspicio, per il futuro, è che la Giornata nazionale diventi solo la commemorazione di vittime cadute in un passato remoto, in cui ancora si moriva inseguendo la vita.
Con la speranza che l’auspicio non diventi un sogno irrealizzabile.

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