Addio alla CAN. Minori le garanzie per chi riceve la notifica di un atto giudiziario.

Dal gennaio 2018 sono operative le modifiche alla legge n. 890/1982 previste dall’ultima legge di bilancio, con le quali è stata eliminata la CAN (comunicazione di avvenuta notifica), riducendo parzialmente, in questo modo, le tutele che l’ordinamento forniva da più di 35 anni ai destinatari degli atti giudiziari.
In cosa consisteva la CAN? E perché era utile al destinatario?

La legge 890/1982 disciplina la notificazione degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale e, a seguito della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (c.d. legge di Bilancio 2018), la materia ha subìto considerevoli cambiamenti.

Per quel che ora interessa, la norma è cambiata anche per quanto concerne la comunicazione di avvenuta notificazione, detta anche “CAN”, eliminando questo adempimento fra quelli obbligatori nei confronti dell’operatore postale.

In pratica, fino al dicembre 2017, se un atto giudiziario veniva notificato a mezzo delle poste, la legge prescriveva che, in caso di assenza del destinatario nel luogo della notifica, il postino poteva recapitare l’atto anche a una qualsiasi altra persona di età non inferiore ai quattordici anni non manifestamente incapace che si trovava nell’abitazione, nel luogo di lavoro o, più in generale, nella residenza, nel domicilio o nella dimora del recapito. In alternativa, in assenza di questi soggetti, l’atto giudiziario poteva essere anche consegnato al portiere dello stabile, se presente.

In tutti questi casi, però, il postino era obbligato ad avvisare il destinatario dell’atto (con una raccomandata senza avviso di ricevimento, la CAN appunto) del fatto che era stato effettuato un tentativo di notifica nei suoi confronti e che, data la sua assenza, l’atto era stato notificato a uno dei soggetti di cui sopra.

L’adempimento era fondamentale per aumentare le possibilità di conoscenza dell’atto notificando da parte del destinatario. Non è infrequente, infatti, che l’addetto alla casa (o al luogo di lavoro o alla dimora) o il portiere, anche solo per mero errore o svista, omettano di notiziare il destinatario dell’avvenuta notifica e di consegnare allo stesso il plico.
In questi casi, la ricezione di un ulteriore avviso (la CAN) da parte del destinatario aumentava fortemente le possibilità di conoscenza dell’atto da parte sua.

Infatti, se è verosimile che a un familiare convivente possa “sfuggire” di ricordare al destinatario che c’è un plico consegnato per lui da parte del postino, è ben più difficile che la stessa dimenticanza possa avvenire due volte consecutive per due plichi diversi.

Le conseguenze pratiche dell’abolizione della CAN devono forzatamente essere lette nell’ottica di una generale volontà di abbattimento delle spese di giustizia (la raccomandata viene sempre addebitata alla parte processuale che notifica), soprattutto a vantaggio delle P.A., che solo con l’abolizione di tale comunicazione riusciranno a risparmiare cifre ingenti.

Ma è fuor di dubbio che tale abolizione provocherà anche una minor tutela nei confronti dei destinatari degli atti giudiziari e l’impatto della nuova normativa sui processi potrà essere valutato solo fra alcuni anni.

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