Alloggi di edilizia residenziale pubblica, i provvedimenti si impugnano davanti al giudice ordinario o amministrativo?

Respinta la richiesta di assegnazione, negato il subentro: a quale tribunale rivolgersi, quello civile oppure il TAR? La giurisprudenza è omogenea e il criterio in base al quale adire l’uno o l’altro giudice è netto. Vediamo qual è la linea di demarcazione.

Nel corso del tempo, il tema dell’edilizia residenziale pubblica ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito socio-giuridico del Paese: da un lato, per la funzione assistenziale degli alloggi, con i quali si fornisce un “tetto” alle famiglie o agli individui che versano in stato di indigenza; dall’altro, per il sempre – purtroppo – attuale tema delle occupazioni abusive e degli sgomberi, dove lo Stato si trova di fronte a molteplici interessi contrapposti e di delicatissima risoluzione.

Capita molto spesso che gli occupanti – regolari o meno – degli alloggi si trovino a rivolgere delle istanze all’amministrazione incaricata della gestione: in caso di ritardo nella risposta o, peggio, di rigetto delle istanze, a quale giudice dovranno ricorrere, quello civile (Tribunale ordinario) o quello amministrativo (Tribunale amministrativo regionale)?

La risposta si trova nella distinzione fra il concetto di interesse legittimo e quello di diritto soggettivo.

Nel primo caso, la pubblica amministrazione gode della cosiddetta “discrezionalità decisionale”: quando più soggetti le rivolgono una richiesta, la stessa, pur restando legata a una serie di parametri oggettivi attraverso cui procedere alla valutazione, ha il potere di decidere scegliendo in modo del tutto soggettivo, con il solo obbligo della motivazione del provvedimento emesso. È questo il caso delle richieste di assegnazione di un alloggio ERP: in questi casi, il richiedente dovrà provare di essere in possesso di tutta una serie di requisiti che lo rendono idoneo all’assegnazione, ma l’amministrazione dovrà valutare la sua posizione e compararla con quella di diversi altri istanti, per poi decidere – discrezionalmente, appunto – quale sia il più meritevole.

Nel secondo caso, invece, se colui che rivolge l’istanza è in possesso dei requisiti richiesti dalla legge (parentela, reddito, residenza, etc), l’amministrazione non ha alcuna alternativa rispetto a quella di emettere un provvedimento favorevole. Si ha questa situazione, ad esempio, quando l’occupante l’alloggio ERP richiede di subentrare nell’assegnazione a un parente deceduto: in questo caso, diversamente dalla richiesta di assegnazione, l’amministrazione non ha più un potere discrezionale, ma deve solo valutare se sussistono i requisiti previsti di volta in volta dalle diverse leggi regionali. Se non sussistono, deve rigettare l’istanza; ma se, al contrario, sussistono, non ha alternative ed è obbligata ad accogliere la richiesta.

Pertanto, alla luce di tutto ciò, nel primo caso, la competenza sarà del giudice amministrativo (TAR), il quale è il tribunale degli interessi legittimi che viene chiamato a valutare se l’amministrazione ha agito nel rispetto di quelle linee guida dettate dalla legge per procedere alla valutazione discrezionale, nonché se il provvedimento sia adeguatamente motivato, emesso dall’organo competente ad adottarlo ed emesso in assenza di eccesso di potere.

Nel secondo caso, invece, il cittadino dovrà rivolgersi al tribunale ordinario (quello dei diritti e non dei soli interessi legittimi), per far accertare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge per ottenere il subentro.

Gli esempi citati prima sono solamente degli esempi, ma il criterio di base della “discrezionalità” dev’essere applicato per ogni tipo di istanza rivolta all’amministrazione che gestisce gli alloggi ed è quello più sicuro e netto per individuare il giudice dotato di giurisdizione per decidere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.