Blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio: il problema spiegato in breve.

Il DDL corruzione introduce il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, anche in caso di assoluzione. Se l’emendamento sarà approvato, quindi, una volta terminato il primo grado di giudizio, i reati non potranno mai più andare in prescrizione, indipendentemente dalla lunghezza del processo.
Cerchiamo di capire meglio come funzionerebbe il blocco e, nel merito, le opinioni dei contrari e dei sostenitori dell’emendamento.

La prescrizione è quell’istituto giuridico grazie al quale i reati, dopo un certo periodo di tempo dalla commissione del fatto, si estinguono. Ciò in quanto nei sistemi giuridici moderni vige la convinzione secondo cui, trascorso un certo lasso di tempo, la collettività non abbia più interesse a perseguire alcuni reati.

In Italia, per talune tipologie di reato, non esiste prescrizione: si pensi ai reati più gravi che prevedono come pena massima l’ergastolo.

Nel nostro Paese il problema della prescrizione è particolarmente sentito, tenuto conto che tale istituto deve misurarsi con l’enorme lunghezza dei procedimenti penali, finendo per divenire inevitabilmente oggetto del dibattito politico.

Ma vediamo più da vicino le argomentazioni utilizzate dai contrari e dai favorevoli alla riforma.

I CONTRARI

Tra i maggiori avversari dell’emendamento troviamo inevitabilmente la categoria degli avvocati e, più in generale, dei giuristi, i quali sostengono che la prescrizione sia l’unico strumento per difendere gli imputati dall’eccessiva lunghezza dei processi e delle indagini.
Bloccare la prescrizione porterebbe ad ulteriori allungamenti dei tempi di una giustizia che in Italia è già pachidermica.

In secondo luogo, venendo la prescrizione annullata anche per gli imputati che assolti in primo grado, li si metterebbe a rischio poi di attendere anni prima di un giudizio definitivo, senza poter neanche contare sulla prescrizione.

LA DIFESA DELL’EMENDAMENTO DA PARTE DEL GOVERNO

Il governo (sebbene in modo tutt’altro che omogeneo) difende la riforma, ritenendola l’unica via per arginare l’impunità.  Inoltre, sostengono che il blocco della prescrizione andrebbe a ridurre i tempi dei processi, dato che gli avvocati non avrebbero più alcuna convenienza a usare tattiche dilatorie.

*  *  *

Da un punto di vista squisitamente tecnico, l’emendamento – per come strutturato oggi – appare gravemente lesivo dei diritti dell’imputato, oltre che palesemente contrario ai principi costituzionali e comunitari in tema di “giusto processo” e, addirittura, dannoso dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica. Bloccare il decorso della prescrizione dopo il primo grado non sembra avere alcuna giustificazione di carattere tecnico-giuridico, ma solo di carattere politico.
Per come è strutturata oggi, la norma è in fortissimo odore di incostituzionalità, seguendo le orme – ad esempio – di un altro provvedimento che ai tempi era stato ritenuto a finalità prettamente politica e che aveva svuotato di contenuti giuridici coerenti il processo penale: la Legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del PM.

QUALCHE DATO

Negli ultimi due lustri, il numero dei processi prescritti è in calo: dal 14% del 2004 al 9% del 2014. La maggioranza dei processi va in prescrizione durante la fase delle indagini.

Tra il 60% e il 70% del totale dei processi prescritti non riesce nemmeno ad arrivare in tribunale, poiché le indagini durano anni oppure, talora, nemmeno iniziano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.