Covid-19, il futuro dell’attività giudiziaria civile.

Quali i possibili scenari prospettati per salvaguardare la salute degli operatori giudiziari e al contempo garantire i diritti delle parti processuali nell’ambito civilistico.

L’emergenza sanitaria è destinata a condizionare l’attività quotidiana degli italiani per i prossimi mesi; e di conseguenza quella dei processi nelle aule di Tribunale, che non potranno più essere affollate come sempre.

Il problema si pone per contemperare due esigenze: da una parte, la salute di avvocati, giudici, cancellieri, ufficiali giudiziari e in generale di tutti gli operatori giudiziari; dall’altra, il diritto delle parti processuali di vedersi riconosciuta una tutela giudiziaria non solo effettiva, ma anche quanto più possibile tempestiva.

A oggi – in uno scenario mutevole e soggetto a continue novità – le ipotesi per il futuro prossimo sarebbero tre:
1) la trattazione scritta delle cause: rimedio che salvaguarderebbe i tempi della giustizia (che resterebbero intatti e non si allungherebbero), ma pregiudicherebbe quella oralità posta alla base del codice di procedura civile, il quale vuole che delle cause si discuta verbalmente tra giudici e avvocati;
2) il rinvio d’ufficio di tutte le udienze almeno all’autunno: ipotesi che salvaguarderebbe al massimo la salute degli operatori giudiziari, ma che andrebbe a scapito della celerità dei giudizi, che inevitabilmente si allungherebbero di almeno sei mesi; ma in questo caso i processi si svolgerebbero nel pieno del contraddittorio e nel rispetto del principio di oralità;
3) la trattazione delle cause a mezzo di videochiamata: l’ipotesi più papabile a oggi, perché consentirebbe di svolgere i processi senza rinvii e con trattazione orale, anche se lascerebbe perplessità per quanto riguarda adempimenti processuali particolari, come ad esempio l’escussione dei testimoni, che non potrebbe mai essere svolta efficacemente e garantendo la purezza delle dichiarazioni tramite una video chiamata.

A modesto avviso di chi scrive, probabilmente la soluzione più efficace starebbe non nell’adottare uno dei tre schemi in modo definitivo, ma ciascuno dei tre su decisione del Tribunale in base all’esigenza processuale che si configura di volta in volta.

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