Danno morale diverso e ulteriore a quello biologico, la Cassazione conferma il proprio orientamento.

Con l’ordinanza 26 maggio 2020, n. 9865 la Cassazione civile, sez. III conferma l’orientamento stabile già assunto in passato.

Il danno biologico consiste in quella menomazione nel corpo o nella mente, permanente o reversibile, che possa essere oggettivamente apprezzabile.

Il danno morale, invece, consiste nel disagio e nella sofferenza soggettivamente patita dal danneggiato in conseguenza dell’attività dannosa.

Dopo decenni di discussione dottrinale e giurisprudenziale, la Cassazione ha statuito già da diversi anni la differenza delle due tipologie di danno e, quindi, che vanno liquidati separatamente.

Nell’ordinanza n. 9865/2020, la Cassazione conferma che non costituisce duplicazione la congiunta attribuzione del “danno biologico” e di un’ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perché non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico-legale del grado di percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sé, la paura, la disperazione).


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