Firme digitali, la Cassazione equipara le due tipologie di sottoscrizioni.

Secondo il diritto dell’UE e le norme, anche tecniche, di diritto interno, le firme digitali di tipo CAdES e di tipo PAdES, sono entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni .p7m e .pdf, e devono, quindi, essere riconosciute valide ed efficaci, anche nel processo civile di cassazione, senza eccezione alcuna.

Per il momento: processo telematico; nei prossimi anni: amministrazione telematica. La tendenza del legislatore, a partire dai primi anni ’10, è quella di rendere digitale l’intera pubblica amministrazione, agevolando e velocizzando gli adempimenti dei cittadini.

Posta elettronica certificata e domicilio digitale rappresentano solo i primi passi verso un obiettivo più grande: la riduzione del numero di dipendenti pubblici.

Fra le diverse innovazioni, troviamo anche la firma digitale: tramite un dispositivo pen drive da collegare alla porta usb del computer, è possibile firmare atti redatti e salvati in .pdf, con i comuni programmi di video scrittura.

La firma, una volta apposta, certifica l’identità del sottoscrittore e che il documento non è stato sottoposto a successive modificazioni.

Le modalità per firmare gli atti sono due (chiamate PAdES e CAdES) e portano alla creazione di due diversi formati di documento, uno in .pdf e l’altro in .p7m. A seconda del procedimento da seguire è richiesta l’una oppure l’altra tipologia: in genere si tratta di processo civile telematico, i cui standard sono arrivati ormai a un’elevata specificità tecnica, ma la diversificazione può essere richiesta anche per altre tipologie di atti.

Proprio per questo, ci si è chiesti se e quale fosse la conseguenza giuridica nel caso in cui si fosse proceduto all’apposizione della firma in un formato piuttosto che nell’altro.
Inesistenza, nullità, mera irregolarità o nessuna di queste tre?

La risposta arriva dalla Cassazione, la quale, a Sezioni Unite con la sentenza n. 10266 del 27 aprile 2018, stabilisce che il diritto dell’UE nonché le norme giuridiche e tecniche di diritto interno parificano del tutto le firme digitali di tipo CAdES e di tipo PAdES, certificando, quindi, che sono entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni .p7m e .pdf.

Pertanto, in caso di errore per cui l’atto venisse sottoscritto con una tipologia di firma diversa, questa dovrà comunque essere riconosciuta valida ed efficace, senza eccezione alcuna, non potendosi sollevare nemmeno una mera eccezione di irregolarità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.