I diritti inviolabili riconosciuti dalla Costituzione, fattispecie aperta o chiusa? L’annoso dibattito.

Sempre attuale è la questione inerente la natura dei diritti inviolabili sanciti dalla Costituzione all’articolo 2. Dalla nascita della suprema Carta repubblicana, giuristi, avvocati e, più in generale, legali si confrontano sulla ratio dei diritti in parola, o, in altre parole, sull’interpretazione che il costituente avrebbe voluto si desse alla norma.

L’articolo 2 dispone che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Da qui, la domanda sorge prevedibilmente: quali sono i diritti inviolabili?

Ebbene, la Costituzione elenca una serie di diritti chiamati espressamente “inviolabili”: la libertà personale (art. 13), il domicilio (art. 14), la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione (art. 15) e la difesa nell’ambito dei procedimenti giudiziari (art. 24).
A questo proposito, si è puntualmente sostenuto che l’art. 2 intendesse incarnare una fattispecie chiusa, ossia una tutela rivolta essenzialmente ai quattro casi summenzionati, senza possibilità di estendere il concetto di “inviolabilità” anche a diversi e ulteriori casi.

Tale assunto si basa prevalentemente sulla considerazione che, essendo la Costituzione la norma prima e fondamentale dello Stato di Diritto, eventuali operazioni interpretative delle norme in essa contenute si potrebbero intraprendere solo qualora suggerito dalla Costituzione stessa, la quale, tuttavia, non lo suggerisce. In caso contrario, si incorrerebbe in una rischiosa attività ermeneutica contrastante col principio di certezza del diritto.

Tuttavia – ed ecco perché la questione è sempre attuale -, come attentamente osservato dalla più austera dottrina Costituzionale italiana del XX secolo, lo Stato di Diritto è in continua crescita non solo sotto il versante normativo, ma anche sotto quello del “sentire sociale”.
In altre parole, le norme debbono essere considerate il primo ancoraggio al comune sentimento del cittadino: esse nascono, si sviluppano, vengono abrogate o sostituite in forza del sentimento politico apprezzabile in un dato contesto storico, che non può essere cristallizzato o fotografato, ma è mutevole e in continua evoluzione.

Si pensi alla questione dei diritti delle coppie dello stesso sesso: la sensibilizzazione al problema sotto il profilo sociologico è andata di pari passo con le norme discusse e, in qualche caso, approvate dal parlamento.

Mosso da questa considerazione, un certo filone interpretativo ha ritenuto l’art. 2 come una norma a fattispecie aperta, intendendosi in questo modo una norma che non intende fare riferimento a una serie tassativa, determinata e chiusa di diritti, la quale non potrebbe essere ampliata o modificata se non con legge costituzionale, ma che postulerebbe la possibilità di ricomprendere nella stessa ogni diritto che potesse ritenersi “inviolabile” in considerazione dell’evoluzione storica.

A ben vedere, infatti, il riconoscimento dei diritti inviolabili di cui parla l’articolo 2 è strettamente legato al principio personalistico, recitando la norma che tali diritti si estrinsecano non solo nei confronti del singolo, ma anche e soprattutto nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

È lo stesso articolo 2 che, quindi, a parere dell’interpretazione in esame, vorrebbe far sì che l’inviolabilità di cui si discute sia valutata sempre e comunque facendo riferimento al contesto storico, politico e sociale.
Solo così la Costituzione può assolvere alla propria funzione non solo di norma cardine del sistema giuridico italiano, ma anche di “norma guida”, cioè in grado di indicare la strada che nella testa dei costituenti dovrebbe percorrersi.

La questione resta aperta e di notevole interesse. Il diritto alla vita, ad esempio, ha trovato una piena ed effettiva tutela come principio inviolabile dell’ordinamento seppur non annoverato fra quelli così definiti in modo espresso.

In tempi passati, i diritti delle coppie omosessuali hanno trovato ampia tutela sempre facendo leva sulla considerazione dell’art. 2 quale fattispecie aperta, avallata dalla Corte Costituzionale in più circostanze e sposata da un gran numero di operatori del diritto. La medesima via sembra volersi percorrere anche per la recente questione all’esame del parlamento afferente il DDL Cirinnà, del quale è stato richiesto da poco l’esame della Consulta per motivi, comunque, di diversa natura.

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