Il d.lgs. 212/2015. Varate le nuove tutele verso le vittime di reato.

A partire dal 20 gennaio 2016 entrerà in vigore il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato.
Esaminiamo le più rilevanti novità del decreto che andranno a modificare l’attuale Codice di Procedura Penale.

Innanzitutto, in caso di dubbio sulla minore età del soggetto, ai fini dell’applicazione delle norme processuali (e non anche quelle sostanziali) egli verrà considerato minorenne se le perizie effettuate non avranno dato un responso certo.

In secondo luogo, alle attuali facoltà di presentare memorie e indicare elementi di prova previste dall’art. 90 c.p.p., si aggiungeranno le seguenti prerogative: vengono fornite, in una lingua a lei comprensibile, una serie di informazioni dettagliate circa i particolari del procedimento, le sue prerogative nel processo instaurando, le facoltà di presentare querela o denuncia, i diritti di ricevere comunicazione dello stato del procedimento; alla facoltà di avvalersi della consulenza legale e di un avvocato pagato dallo Stato; alle modalità di contestazione di eventuali violazioni dei propri diritti; alle autorità cui rivolgersi per ottenere informazioni sul procedimento; alla possibilità di chiedere il risarcimento dei danni derivanti da reato, oltre a una serie di altre informazioni di carattere più strettamente processuale (articolo 90-bis c.p.p.).

Verrà dato conto, inoltre, di un’eventuale scarcerazione del reo o di cessazione della misura detentiva, oppure anche dell’evasione dello stesso dalle carceri (art. 90-ter c.p.p.).

La condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa verrà desunta, oltre che, come solitamente avviene, dall’età, dallo stato di infermità o di deficienza psichica, anche dal tipo di reato e dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede, risultando del tutto rilevanti le circostanze di fatto commesso con violenza alla persona o con odio razziale, o riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, oppure – dato quest’ultimo del tutto nuovo – se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato (art. 90-quater c.p.p.).

Sono previste, infine, una serie di modificazioni o aggiunte alle norme del Codice di Procedura Penale già vigenti volte a creare più solite tutele a favore delle persone di particolare vulnerabilità, consentendo la protezione della loro persona e agevolandole nello svolgimento del processo con interpreti,  legali e avvocati.

L’intervento del legislatore era stato richiesto a gran voce soprattutto su spinta di matrice comunitaria. Le norme descritte sono il frutto dell’attuazione della direttiva 2012/29/UE che ha sostituito la ormai superata normativa 2001/220/GAI.

Gli effetti saranno auspicabilmente positivi e si spera, nell’attuazione pratica del decreto, in un maggiore coinvolgimento e una più ampia consapevolezza del soggetto passivo dell’azione criminosa, il quale troppo spesso, nell’ambito del procedimento penale, viene relegato ai margini di un processo che vede, quali protagonisti della “partita”, lo Stato da una parte  e l’imputato dall’altra.

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