Il DDL Anticorruzione è legge: ecco le principali novità.

Il testo approvato dal Senato non ha subito modifiche: vediamo qui di seguito quali saranno le novità introdotte dal provvedimento che era stato soprannominato “spazzacorrotti”.

PRESCRIZIONE

Già oggetto di acceso dibattito nelle scorse settimane, viene approvata la modifica inerente il corso della prescrizione, il quale viene sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione). Come già anticipato dal Governo, la norma entrerà in vigore il 1° gennaio 2020.

INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI SIA PER I CORRUTTORI CHE PER I CORROTTI

L’art. 317-bis del Codice Penale prevederà la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai P.U. non solo per i reati di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari (per i quali era già prevista), ma anche per la corruzione impropria, la corruzione propria aggravata, l’induzione indebita a dare o promettere utilità, la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, la corruzione attiva, oltre che per l’istigazione alla corruzione e i reati di corruzione nelle loro diverse forme commessi da membri della Corte penale internazionale, da organi e funzionari dell’Unione europea o di Stati esteri.

Se poi le condanne saranno state inflitte per i reati di peculato, corruzione in atti giudiziari e traffico di influenze illecite commessi in danno o a vantaggio di un’attività imprenditoriale, ne deriverà l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Infine, non sarà possibile richiedere pene alternative, come l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione come il peculato, la concussione, la corruzione.

NUOVE CAUSE DI NON PUNIBILITÀ PER CHI COLLABORA

Se chi ha commesso i reati predetti, spontaneamente li denuncia, o se fornisce indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e per individuare gli altri responsabili, allora non sarà punibile, purché l’interessato sveli la commissione del fatto prima che il suo nome sia iscritto sul registro degli indagati, e, comunque, entro 4 mesi dalla commissione del fatto (nuovo art. 323-ter c.p.).

AGENTE INFILTRATO

Richiesta a gran voce dall’ala più legalitaria del governo, entra in vigore anche la disciplina sull’agente sotto copertura, rivolta al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione, come la corruzione. In proposito,  gli agenti di polizia giudiziaria saranno tutelati da una serie di cause di non punibilità che permetteranno loro, al solo fine di acquisire elementi di prova, di non scontare condotte costituenti di per sé reato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.